Il complotto mongolo

Il complotto mongolo
Siamo in Messico negli anni ‘60 e i ruoli sociali non sono ancora chiari e definiti. Quando alle alte cariche del governo arriva la soffiata di un possibile complotto ordito per uccidere il presidente degli Stati Uniti, che arriverà in visita di lì a poco, viene interpellato Filiberto Garcia, un sicario che è stato al servizio del governo e ha sempre ucciso eseguendo degli ordini, pur mantenendo una sua etica e una propria morale. Ha quarantotto ore per sventare il complotto, che sembra essere stato organizzato dalla Cina Popolare. Gli vengono affiancati nell’indagine un agente dell’FBI e uno del KGB, i quali, nonostante sia in atto la guerra fredda, dimostrano l’inevitabile complicità che lega i servizi segreti di tutto il mondo. Garcia è abituato ad eseguire gli ordini ma questa volta sente puzza di bruciato e inizia le sue indagini nel quartiere cinese, dove è conosciuto e rispettato dagli imperscrutabili orientali per la tolleranza e il silenzio sulle loro attività illegali, legate allo spaccio e al gioco. Viene subito coinvolto in una seri di depistaggi, forse costruiti abilmente dagli stessi cinesi e sicuramente implementati dagli agenti stranieri. Ma i conti non tornano, e l’ineffabile e pragmatico Garcia scioglie i nodi che ingarbugliano la matassa, trovandosi coinvolto in numerose vicende, compresa la storia d’amore per la dolce Martita, che forse fa parte del complotto e che scalfisce la sua corazza di uomo tutto d’un pezzo. Un uomo che, per sopravvivere e portare a termine la propria missione, deve fare quello che più gli riesce: uccidere…
Per molti anni si sono fatte supposizioni sulla valenza politica del romanzo di Rafael Bernal ma, come afferma suo figlio nella postfazione, Il complotto mongolo altro non è che un gran romanzo noir, considerato ancora oggi, a buon ragione, uno dei massimi polizieschi messicani. Magistrale la capacità di descrivere l’ambiente corrotto della politica e dei suoi retroscena, dei meccanismi che muovono il potere, di cui fa un ritratto spietato e irresistibile. Allo stesso modo, l’autore delinea in modo magistrale i personaggi: dal cinese Liù, l’avvocato fallito e ubriacone di cui il protagonista, Filiberto Garcia,  si serve per le indagini, all’ex prostituta redenta, fino ad arrivare ai due agenti segreti, perfettamente rispondenti all’iconografia classica. Deliziosamente ironico e disincantato, surreale e feroce, il capostipite del noir messicano riesce a rendere inevitabili e leggeri i morti ammazzati, attraverso la cruda analisi del corrotto Messico degli anni sessanta. In definitiva Il complotto mongolo si rivela come uno di quei libri che, quando lo chiudi, ti rammarichi di non aver letto prima, con una prosa semplice ma mai banale. Uno di quei libri che ti dispiace aver finito.

 

 

 

 
 
 
 
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