Il condominio

Il condominio
Marshall Preminger si aggira come uno straniero nell'appartamento di suo padre. Medita, assorbe e contempla le stanze prendendosi tempo: non ha fretta. Il genitore è morto, lui si è precipitato a Chicago appena saputa la notizia, e con viva sorpresa si è trovato in questo condominio altero, vistoso ed ostile, per presenziare al funerale e dare corso alle pratiche burocratiche di rito, quelle usuali di quando viene a mancare un avo. D'altronde non si vedevano da tempo, al limite si sentivano. E poi c'è un dettaglio mica da poco, i soldi. Certo non sono tutto, ma il trentasettenne dovrebbe ereditare una discreta somma che gli fa molto comodo. Il recente infarto e il declino rapido, inarrestabile ed ingeneroso della sua attività di conferenziere hanno infatti sostanzialmente impoverito il suo tenore di vita. Ma Marshall ha fatto i conti senza l'oste. Quel condominio, nato rapidamente grazie a condoni edilizi e politiche edili quantomeno rapaci, ha tre amministratori che sono tutt'altro che dei benefattori. E a quanto pare il padre negli ultimi anni della sua vita, specie da quando era andato in pensione, non aveva avuto costumi morigerati, anzi. Ecco spiegati i mobili di buona fattura, per esempio. Ma a quanto pare anche tante, troppe spese extra presso il complesso: piscina, massaggi e quant'altro, almeno a detta dei tre avvoltoi che stanno per dilaniare e divorare la mancanza di denaro di Marshall. Senza contare poi che momento dopo momento il complesso appare quantomeno chiuso in se stesso, affollato da gente nemica. Non sarà facile per Marshall. No, proprio per niente... 
Più Kafka che i nomi altisonanti proposti nella introduzione di Gianluigi Ricuperati in questo romanzo di Stanley Elkin: comunque sempre riferimenti da apprezzare, perché Minimum Fax offre sempre qualità a prescindere, almeno questo ho appurato nella mia carriera di lettore. Una comunità condominiale stralunata e lunaticamente assorbita da ritmi e rigetti postmoderni,niente fantascienza o esasperazione sociopolitica à la James  Ballard, che scrisse un romanzo di ambientazione simile decennia fa, con punti di contatto, collisione e collusione con questo, anche se non se ne fa menzione nelle note. Una ingenerosa e grottesca commedia umana a metà fra il surrealismo e  Balzac, con una certosina definizione e descrizione degli spazi a farla da padrone e una galleria di personaggi troppo asserviti a meccanismi socioesistenziali quantomeno amorfi oppure cannibali, ma in ogni caso privi di umanità. Vita difficile per l'autore, morto nel 1995 a 65 anni, ma assai stimato da molti autori ancora viventi, come Paul Auster. Un nome stranamente misconosciuto qui in Italia e forse in Europa e che credo meriti almeno una riabilitazione. Caustico, noir, a volte eccessivamente affabulatore, ma estraneo alla narrativa più in voga nel suo paese di origine, gli USA, e quindi forse più affine ai vecchi cari gusti europei.

 

 

 
 
 
 
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