Il confessore

Il confessore
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A Staten – carcere modello di massima sicurezza – “risiede” da dodici anni Sonny Lofthus. È accusato di duplice omicidio, ma la verità è che ha accettato di fare il capro espiatorio e stare in carcere in cambio di una fornitura regolare di eroina. Aveva sedici anni quando ha cominciato a cercare la pace nella droga: il padre poliziotto si era ucciso autoaccusandosi di essere la talpa che forniva informazioni al Gemello, un boss per cui lavorano i peggiori criminali norvegesi. Droga, prostituzione, tratta di esseri umani. Sonny ha un carisma non comune, viene chiamato “il confessore” per la sua capacità di ascoltare e in qualche modo pacificare gli altri detenuti. Quando scopre che in realtà il padre non era la talpa e non si è suicidato ma è stato ucciso, Sonny escogita una raffinata evasione e comincia la caccia a chi ha ucciso suo padre. A cercare di fermarlo Simon Kefas, il poliziotto che conosceva suo padre come un fratello, l’uomo che sa la verità e ha capito cosa stia per fare Sonny…

Il confessore è una storia dura. Una storia che alterna nel lettore stati d’animo controversi. Il protagonista è un omicida ma in qualche modo agisce per fare giustizia: il male usato come arma per far prevalere il bene. Un tema complesso e sicuramente non facile da sviscerare senza cadere nella banalità. Le atmosfere sono quelle tipicamente nordiche. Il dipanarsi della vicenda è lento ma ciononostante l’esperto Jo Nesbø riesce a tenerti sulle pagine, a fomentare la tua voglia di sapere come andrà a finire con pochi colpi di scena sparsi sapientemente come sale su una pietanza. Il plot - perfetto nella costruzione - ti fa nascere un sospetto che dopo poche pagine viene demolito per lasciare posto ad altri dieci, a loro volta demoliti. Sullo sfondo (ma niente affatto in secondo piano) il ritratto di una città, Oslo, assolutamente deprimente fra politiche a “sostegno” dei tossicodipendenti che prevedono la libertà e la consapevolezza che delinqueranno per procurarsi la droga, poliziotti corrotti che sembrano tenere più alla loro posizione che al loro dovere, e una delinquenza spietata che ne approfitta con una crudeltà mafiosa.



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