Il confine del paradiso

Il confine del paradiso
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David Nowak, nato in una agiata famiglia newyorchese, figlio di Francine e Peter Nowak, proprietari di una delle più importanti fabbriche di pianoforti d’America, si trova nella stanza di un motel che non è così deprimente come si aspettava. Sta per togliersi la vita, ma non vuole farlo vicino a casa dove potrebbe trovarlo sua moglie Desy, o peggio ancora, i suoi figli. Ha fatto colazione con loro, hanno mangiato bacon e pane fritto. Non conosce nessuno che si sia mai suicidato e quindi non ha mai visto una lettera d’addio… Desy sa che prima o poi sarebbe successo, dalla prima volta che le dissero che David era pazzo. Oppure lo sa da quella volta in cui aveva tentato di impiccarsi, o ancora, da quella volta in cui erano in un lussuoso attico a San Francisco, lei incinta del loro figlio William, e al suo risveglio aveva trovato il pavimento ricoperto di vetri rotti. Lo sa da quando David era rimasto ricoverato nell’ospedale psichiatrico dal 1962 al 1963, e vi era ancora tornato in seguito per brevi periodi. L’internamento più lungo è durato sette mesi, in ogni stanza c’era un piccolo letto inchiodato al pavimento. I medici hanno tentato più volte di “ripulirgli” la psiche attraverso l’elettroshock, durante i suoi attacchi poteva diventare molto cattivo…

“Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere pericoloso”. Così scriveva il filosofo rumeno Emil Cioran. Ed è così che si può descrivere il romanzo d’esordio della giovane autrice americana Esmé W. Wang. Un libro che fruga nelle ferite silenziose che ci portiamo dentro. Le ci sono voluti cinque anni per scriverlo e più di quaranta rifiuti prima di trovare un editore disposto a pubblicarlo: considerato dai più troppo cupo e difficile da vendere. Questo perché affronta temi inospitali come la schizofrenia e il suicidio, esplorando la malattia mentale da vicino, ma soprattutto rappresentandola con chiarezza magistrale, senza paura, attraverso una narrazione sensibile, profonda e altrettanto impietosa. Non è difficile comprendere il motivo di tanta onestà intellettuale, la stessa autrice ha a che fare con il disturbo schizofrenico fin dai primi anni di vita, sa quali sono gli effetti della malattia, conosce il silenzio che la circonda. Questa capacità di mettere totalmente a nudo i personaggi che descrive suggestiona il lettore in maniera così perturbante da spingerlo oltre il confine di ciò che gli è più familiare. Narrato sempre in prima persona da più voci che si intrecciano, la storia copre un arco temporale che va dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento, mettendo in scena una vera e propria tragedia familiare in cui nessuno dei personaggi riesce ad adattarsi alla società in cui vive, nessuno è in grado di connettersi e comunicare con l’altro, poiché ogni relazione che vivono diventa tossica col passare del tempo, distorta dalla malattia che offusca non solo la mente di chi ne soffre concretamente, ma anche quella di tutte le persone che gli sono vicine. Ognuno di loro è perso nel proprio paradiso immaginario, anche se il finale resta aperto su una possibilità di redenzione e speranza. Dopo la pubblicazione del romanzo Il confine del paradiso, la Wang è stata nominata miglior giovane scrittrice americana da “Granta” e ha ricevuto un Whiting Award l’anno successivo.



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