Il confine umano

Il confine umano

Centri di accoglienza, Chieti e altrove, di questi tempi. Ahmad aveva una vita in Pakistan, un buon lavoro, una moglie e otto figli: i talebani lo hanno condannato a morte perché faceva il volontario in una Ong, se ne è andato solo. Anche Ali viene dal Pakistan, ha 37 anni, là restano una moglie, cinque maschi e una figlia: è fuggito per non diventare un terrorista. Omar è somalo, ha 23 anni, non ha potuto studiare dopo le elementari e ha visto che gli unici poteri erano armati e maschili: è scappato dalla dittatura di una delle cinquanta tribù e di al-Shabaab. Mohammed ha 27 anni, durante un bombardamento a Gaza schegge lo hanno reso cieco da un occhio e ferito nell’altro: senza finire Giurisprudenza ha camminato fino in Egitto, arrivando in Norvegia e lavorando lì in nero per anni. Naseem ora ha 22 anni, è scappato dall’Iraq a 15 quando impiccarono il padre (pastore) per non essersi arruolato. Zahoor si è laureato in economia in Pakistan nel 2006, si è impegnato in politica per i diritti sociali scampando a una carneficina nella sede del partito di cui era presidente; padre e amici lo hanno nascosto e aiutato a superare il confine. Abdoul ha avuto in un campo profughi il documento libanese che accredita una qualche “nazionalità” palestinese: morti i genitori, sparsi i fratelli in Europa, voleva sposarsi ma la moglie era stata promessa a un altro, sono fuggiti insieme. Non guardate i nomi, sono veri i viaggi terribili e vere le storie drammatiche dei sette rifugiati citati richiedenti protezione internazionale (e le pratiche hanno poi avuto una loro evoluzione in Italia), alcuni fra gli innumerevoli che si possono ascoltare se abbiamo davvero voglia di sentire, tutti simili, tutti diversi…

La giornalista e scrittrice abruzzese Patrizia Angelozzi ha raccolto sette testimonianze con incontri collettivi in un centro di accoglienza, curando poi un volume che riporta i brevi frammenti di vita migrante narrati in prima persona, accompagnati da conversazioni a tema con ospiti e operatori, acute sintetiche riflessioni personali, brevi resoconti dei professionisti del Consorzio Matrix di Vasto (un insieme di cooperative sociali). Il filo è nel titolo, Il confine umano: “abita e vive dentro ognuno di noi, è come una porta che si apre solo quando scegliamo di dare. Oltrepassare questo confine vuol dire crescere ogni volta che saremo in grado di superare le barriere”. L’avvocato consulente legale per il diritto internazionale Massimiliano D’Onofrio, l’arte-terapeuta Valentina Di Petta, il musico-terapeuta Luca Raimondi, la coordinatrice dell’équipe multidisciplinare Daviana Monaco e la sua vice Guendalina Soria, il colto più anziano mediatore culturale di origini marocchine Hafdi Abdelhamid (cruciale soprattutto per la cerimonia del tè), lo psicologo Christian Valentino arricchiscono il quadro dei viaggi e degli arrivi con propri spunti ed emozioni, dati e notizie (anche su aspetti storici, giuridici, istituzionali). Avete così in mano un agile volumetto che fotografa una realtà strutturale, senza toni accademici: la vita quotidiana di chi ha avuto negato il diritto di restare dove è nato e cresciuto, la sofferenza del distacco e del viaggio (sempre “di fortuna”, rischioso faticoso incerto), il rapporto con chi lavora in Italia per accogliere chi riesce ad arrivare. Come da migranti si diventa migrati, da stranieri ospiti, da ospiti comunità.



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