Il conformista

Il conformista

Sin da bambino, Marcello Clerici è affascinato dagli oggetti. Ne è attirato come lo è la gazza davanti al brillio dei gioielli. Marcello però preferisce le armi, quelle vere, non certo quelle con cui si baloccano i suoi coetanei. Si è sempre sentito diverso dai suoi amici che scimmiottano il gioco della guerra e fingono crudeltà per puro spirito ludico. Egli invece si sente davvero crudele, pronto per compiere un qualsiasi gesto violento. Inizia dalle lucertole che con movimenti rapidi e saettanti si aggirano per il giardino ma non sembrano placare il suo desiderio di morte. Confida a un amico le sue inclinazioni, per sentirsi meno solo e meno anormale, e lo invita a far strage di altre lucertole. Roberto però si rifiuta e ciò manda su tutte le furie Marcello tanto che inizia a fantasticare sul suo omicidio. Solo una coincidenza farà sì che a rimetterci la vita sarà il gatto anziché il suo biondo compagno di giochi, ma per Marcello è arrivato il momento di rispettare rigidamente le regole  della società, affinché nessuno possa vedere il male che alberga nella sua anima nera…

Pubblicato per la prima volta nel 1951, Il conformista rappresenta una delle pagine più felici della nutrita e altalenante produzione moraviana. La storia di Marcello, uomo che brama la normalità più di ogni altra cosa per sfuggire alla propria diversità, non può non colpire per attualità e freschezza contemporanea. Ambientato non casualmente ai tempi del Fascismo, anni in cui l’irreggimentazione ideologica, morale e lavorativa dell’individuo avveniva in nome della società corporativa, è un romanzo dai densi risvolti psicologici che non lesina comunque una trama appassionante e gravida di colpi di scena. Su una linea temporale che racchiude idealmente personaggi come il Raskolnikov dostoevskiano, il Kees Popinga di Simenon e il crudele Patrick Bateman di American Psycho, tutti accomunati da una feroce dicotomia interiore tra il far parte della società e ripudiarla attraverso la perpetrazione di gesti tabù, Marcello Clerici si trova perfettamente a proprio agio. I gesti di omologazione alla società fascista, dall’essere ingranaggio attivo del partito al tributare i doverosi onori a famiglia e religione di stato, sono l’ancora di salvezza forzosa per consentire al protagonista di annullare la propria, a suo dire perniciosa, personalità. Narrato con stile leggermente ampolloso e con qualche forzatura nell’intreccio, Il conformista deve la sua grandezza soprattutto alla spietata lucidità analitica con la quale Moravia scandaglia la scissa personalità del protagonista, un personaggio che è uno, nessuno e centomila e che rappresenta meglio di molti libri di storia l’italiano medio ai tempi del Fascismo.



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