Il conto di mio padre

Il conto di mio padre
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Los Angeles. Bernard Cooper - docente di Scrittura creativa impegnato a trasmettere i trucchi del mestiere a un gruppo di collegiali - viene contattato da un'editor incuriosita dalla pubblicazione di un suo racconto. La narrazione svelava particolari controversi su Edward Cooper, padre dell’autore, famoso avvocato divorzista che era finito sulle pagine dei più importanti rotocalchi negli anni ’70. Il successo di Edward era dovuto in parte alla stranezza dei casi presentati in aula: mogli troppo impegnate in cucina per deliziare le passioni sessuali dei loro mariti, polli senza testa che continuavano a cantare, giovani amanti segregate in casa e private dell’affetto dei loro partner. La casa editrice newyorchese vorrebbe ampliare i contenuti del pezzo steso da Bernard e creare un vero e proprio romanzo. E’ così che il confronto padre-figlio prende l’avvio: da un lato un cinquantenne gay, insegnante di Letteratura che lavora due giorni a settimana e condivide l’appartamento con il compagno psicoterapeuta; dall’altro un anziano con la gotta che trascorre le giornate sprofondato nel divano indossando una tuta kaki e tentando di portarsi a letto la sua infermiera…
Bernard Cooper è al suo esordio in Italia, tuttavia in America non è proprio l’ultimo arrivato: lavora come critico letterario e cinematografico per il Los Angeles Magazine, ha all’attivo diverse opere e una discreta collezione di premi per le stesse. Il conto di mio padre è un testo molto particolare che fiocca di rimandi: da un lato l’indagine delle relazioni interfamiliari all’interno della comunità ebraica è la medesima che sposa Philip Roth nella sua Pastorale americana, solo che nel caso di Cooper i rapporti gerarchici sono invertiti, qui è un figlio a dover soccorrere un padre in avanzata età senile. Inevitabili poi i rimandi autobiografici, basta considerare che persino il nome del protagonista coincide con quello reale ed il passato dell’autore è sovrapponibile alle pagine che ci racconta. Non meno importante e sempre di taglio autobiografico risulta inoltre l’incedere meta-letterario del testo: l’autore ci racconta le sue sensazioni nella stesura del libro, come nasce l’idea della storia, le difficoltà che avverte nel proseguire. Insomma siamo di fronte ad un talento letterario non indifferente, condito con una sana dose di ironia e un stile che, per quanto possa apparire 'alto', è alla portata di tutti. In ultima l’opera sembra lasciarci con un consiglio: attenti ai padri, presentano tutti - prima o poi - il loro conto…

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