Il coraggio

Il coraggio

Il coraggio non è solo ardimento fisico: lo vediamo nella storia eccezionale di Gabriele D’Annunzio, ardimentoso di certo ma anche dotato di uno straordinario coraggio intellettuale. C’è coraggio nell’educare i figli, nel dare loro traiettorie personali, emotive, culturali e non solo conforti materiali di ogni genere, oltre i quali non riescono più a vedere nulla. C’è coraggio nell’insegnare, dunque proprio nelle istituzioni scolastiche: ascoltare bambini e ragazzi in maniera aperta, aiutandoli a individuare i propri talenti e a coltivarli. Ancora oltre, alla scuola dovrebbe essere richiesto il coraggio di correggere, aggiustare, rimproverare, perfino bocciare: anche i no aiutano a crescere. Coraggio serve anche per cambiare, lottando contro il nostro patrimonio genetico che per lo più ha lo scopo di sopravvivere, conservarci, solo in piccola parte essendo votato all’innovazione. Coraggio è richiesto a chi abbia voglia di argomentare una sua idea: nell’era della comunicazione digitale, sintetica e istantanea, ci sono sempre meno strumenti per il dibattito, la costruzione mentale prima e dialettica poi. È quel tipo di coraggio che hanno, in maniera esplosa, i giornalisti, pronti a mettere a repentaglio la propria incolumità fisica per amore della notizia. Ci vuole coraggio per accettarsi, perché anche le attitudini più straordinarie da qualche parte richiedono un prezzo da pagare…

Almeno per quanto riguarda l’autore, questo saggio non ha bisogno di presentazioni. Penna prolifica, Crepet da anni scrive (e parla) di psicologia nei termini più terreni e concreti che la disciplina offre, proponendo strumenti di decodifica della realtà e dei comportamenti quotidiani. Questo saggio, godibilissimo nella lettura, è per espressa dichiarazione dedicato ai più giovani, ai nativi digitali, ai ragazzi che oggi non prendono posizione, non si confrontano ma preferiscono il quieto vivere artificiale degli ambienti virtuali. Ragazzi nati nel benessere, quando vero quando di facciata, che hanno tutto e non possono apprezzarlo perché non hanno alcun elemento di confronto. Giovani che non hanno il coraggio delle proprie idee o forse non hanno più gli strumenti per costruirsene né tantomeno dichiararle e difenderle. Una generazione che non si indigna perché non ha più chiara la distinzione tra bene e male, che galleggia sopra gli eventi. Ecco perché l’autore a loro si rivolge, insieme agli adulti di riferimento perché possano veicolare questo inno al coraggio, inteso non come bandiera ma piuttosto moto della coscienza. Pieno di riferimenti culturali (dalla pittura alla fotografia alla musica) che spaziano per i secoli, con incursioni anche nella cronaca recente, questo saggio veloce è davvero un ottimo spunto per aprire, finalmente, un dialogo per cominciare a ricostruire l’identità di una generazione e, dentro di essa, di ciascuno di noi.



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