Il corpo

Il corpo

Giovanni Dalmati torna a casa dalla sua escursione del giorno ‒ incredibile quanto si sia allungato il tempo per percorrere tutto il sentiero, rispetto a quando era ragazzo ‒ accompagnato dal fratello Andrea, appena arrivato in montagna. Il tempo non è buono, ma la moglie Serena e la compagna di Andrea, la giovane Ilaria, sono uscite ugualmente. Sì, conferma Andrea, a prendere il pane, l’insalata e l’immancabile strudel. La casa di montagna è stata da poco risistemata e quando le due donne tornano con le buste della spesa, Serena ci tiene a far vedere ad Andrea tutti i rinnovamenti, dalla cucina tecnologica alla veranda. San Floriano non si può godere appieno con il tempo che è previsto per i prossimi giorni, ma le due coppie non si lasciano scoraggiare; faranno vita di paese. A pochi chilometri di distanza si trova una spa eccezionale, che propone diversi trattamenti, così le due donne decidono di recarvisi già l’indomani. Serena, poi, ha ordinato Sacher e crostata di albicocche per i prossimi giorni: cucineranno e mangeranno bene, andranno a visitare qualche paese vicino. Ilaria, mentre si fuma una sigaretta con Giovanni, gli chiede come trova il fratello. Andrea, infatti, è sempre stato di umore variabile, incline ad assumere troppo alcol, poco costante nei suoi interessi e nel suo lavoro di giornalista. Giovanni confessa ad Ilaria che lo vede bene; soprattutto, mentre le parla, non può fare a meno di notare la bellezza della giovane ragazza, così entusiasta e piena di vita, così femminile e istintiva...

Giorgio Montefoschi ha la grande capacità di rendere la psicologia dei suoi personaggi, totalmente credibili, attraverso i loro gesti, i loro gusti, le parole e i dialoghi. Non è semplice, eppure ci riesce benissimo. La rappresentazione di una medio-alta borghesia con i suoi pranzi domenicali, le scelte del vino, i whisky a fine pranzo, dei luoghi dove fermarsi a bere il caffè, dove andare a mangiare per le varie occasioni, dipinge una classe sociale e ne tratteggia una vera e propria rappresentazione sociologica. Purtroppo, raschiando al di sotto di tutte le abitudini di una tipica coppia di sessant’anni, con figli, nipoti, seconda casa, eliminando le loro routine di vita più acquisite che scelte, rimane il vuoto della banalità, di una vita che non soddisfa, che si lascia vivere, che si è lasciata scorrere senza troppa passione ma procedendo per quei binari segnati che la società impone o che, semplicemente, fa più comodo seguire perché già tracciati. Il tempo che scorre, la vita che ha passato “gli anni buoni”, pongono chiunque ad un resoconto impietoso, che spesso attanaglia ed angoscia. Avremmo dovuto divertirci di più o, al contrario, impegnarci maggiormente in qualcosa? Il romanzo di Montefoschi, vincitore del Premio Strega nel 1994 con La casa del padre, ci riporta al tema della ricerca della felicità che sembra in questo caso ostacolata da una certa comodità di vita: “Da dove ti viene questa tristezza, Giovanni?” chiederà ad un certo punto Serena al marito, “Non lo so”, risponderà lui. Un senso di infelicità, una tristezza che pervade, il non sapere né cosa ci procura questo sentimento costante e ossessivo né il modo per reagire ad esso... quante ne conosciamo di persone in questa situazione?



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