Il corpo di mia madre

Il corpo di mia madre
La famiglia di Andrea, vent'anni, è un groviglio di passioni, rancori, tensioni: la madre è morta in un incidente stradale mentre era avvinghiata al corpo del suo amante, un chirurgo plastico; il padre, intellettuale 'comunista', è chiuso in una maschera ipocrita di incomunicabilità; il fratello è un aspirante scrittore palestrato e snob, la sorella una bella svampita allergica ad ogni pensiero. Andrea ondeggia tra i rapporti sessuali più o meno convenzionali con la sua ragazza, le traversie del servizio civile e i ricordi della sua adolescenza nell'ambiente alto-borghese degli amici di famiglia, tutti disinibiti, corrotti e contorti. Compresa sua madre...
Il romanzo di Colizzi è amaro, tagliente, non vuole passare inosservato sin dal titolo, ben assecondato da una copertina molto charming. Linguaggio e situazioni scabrose, certo, ma la cosa più scabrosa è la cattiveria lucida e feroce con la quale l'autore effettua l'autopsia di una famiglia, di un ambiente, di una classe sociale. Colpi di bisturi senza pietà e senza vergogna, a mettere a nudo l'innominabile, a sbattere sotto i riflettori un corpo ferito e umiliato da innumerevoli cicatrici.

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