Il correttore di bozze

Il correttore di bozze
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Nella sua stanza fredda il correttore di bozze rabbrividisce di disgusto e di indignazione. Impugna la penna blu e con essa disegna una specie di cancelletto sulla è della parola “perché” al secondo rigo, e replica lo stesso disegno a margine, seguito da una é con l'accento acuto. Poi sigla al dodicesimo rigo, nello spazio bianco fra la parola “sega” e il punto, un simbolo che lontanamente somiglia a una forca, quella dell’impiccato, e anche questo segno lo riproduce nel vasto spazio bianco a fianco del testo, facendolo seguire da una parentesi aperta, una barra verticale, e una parentesi chiusa. Continuando a “leggere”, pone una specie di freccia sulla i della parola “si” e a margine, dopo lo stesso segno, scrive “ì”. Il correttore rilegge le otto pagine indispettito e confuso. Sono solo le prime pagine, e già ci sono 14 refusi. Di solito nelle prime pagine non ce ne sono tanti. E neanche nelle ultime, dove tendono a sparire. I refusi si trovano nascosti nel bosco più fitto, su dei piccoli pianori soleggiati, e come i funghi non vanno mai soli. Come si fa a scrivere “perché”? Oggi come oggi anche volendo il correttore automatico te lo cambia da solo. E poi quel turpiloquio gratuito e cafone. Ma me lo fanno apposta? Pensa il correttore. C’è qualcuno che mi vuole mettere alla prova? Perché questa roba la fanno leggere a me?

Pubblicato nel 2007 e nel 2012 riproposto da Sellerio anche in formato ebook, Il correttore di bozze è forse il libro più complesso ed enigmatico di Francesco Recami. Non solo per i temi trattati ‒ il mondo dell’editoria visto dagli occhi del correttore di bozze, figura apparentemente minore ma fondamentale nel processo di pubblicazione di un libro ‒ ma anche per la forma attraverso cui la storia si sviluppa, alternando due realtà (il libro sotto correzione, la vita al di fuori di esso), stili diametralmente opposti (un poliziesco sempliciotto e mal scritto, le considerazioni tecniche e ironiche del correttore), e obbligando il lettore ad una lettura attenta, concentrata, che tuttavia rispetterà solo in parte le attese. Se la prima parte del romanzo ‒ quella in cui la figura del correttore è introdotta e spiegata, e insieme a essa il testo che sta esaminando ‒ risulta infatti solida e capace di tenere ben desta l’attenzione, nella seconda ‒ in cui narrazione e metanarrazione iniziando a congiungersi e il parallelismo tra romanzo e realtà a farsi più evidente ‒ si ha come l’impressione che la trama sfugga di mano all’autore stesso, in difficoltà nel trovare la giusta conclusione a delle premesse forse troppo ambiziose. Il correttore di bozze resta comunque un libro estremamente interessante, soprattutto nel ritratto che Recami fa del protagonista, con le sue ossessioni e le particolarità, e ‒ attraverso i suoi occhi ‒ di un mondo dell’editoria spesso nelle mani di gente senza grandi competenze.



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