Il crociato infedele

Il crociato infedele
Genova. Anno Domini 1099. Caffaro di Rustico da Caschifellone e Guglielmo Embriaco sono due ventenni amici da sempre e appartengono ad una delle otto consorterie di famiglie che si contendono il dominio della città. Il primo è un mercante scaltro, spensierato e dalla battuta facile; il secondo è il figlio cadetto del ramo minore di una potente famiglia di origine viscontile, con un fisico possente e sempre mille idee. Una di queste può sembrare addirittura folle: rispondere all’appello lanciato quattro anni prima da Urbano II nel Concilio di Clermont, chiamando i guerrieri europei al pellegrinaggio nei luoghi in Terrasanta per respingere l’attacco dei turchi selgiuchidi e liberare i luoghi sacri. Un’idea che diventa realtà quando i due amici vendono la loro parte d’eredità, riescono ad armare due galee e a coinvolgere un manipolo di uomini a partecipare alla loro impresa. Li aspetta il mare e, una volta giunti in Terrasanta, il disperato assedio di Gerusalemme…
Serrato, denso, avventuroso, Il crociato infedele di Davide Mosca è un romanzo storico che ripercorre in modo originale un evento fondamentale del medioevo cristiano europeo: la prima crociata e il mitico assedio di Gerusalemme. Rivivono in queste pagine personaggi che son diventati emblemi della lotta ancestrale tra due mondi, tra due universi religiosi in guerra praticamente da sempre, quello cristiano e quello musulmano: Goffredo di Buglione, Raimondo di Saint- Gilles, Roberto di Normandia, Boemondo e Tancredi di Taranto. Ma i veri protagonisti del romanzo di Mosca sono Caffaro e Guglielmo: mente e braccio; pensiero e azione; lo stratega e il condottiero. Una coppia perfetta che riuscirà dove molti hanno fallito, cambiando le sorti di un finale già scritto grazie alla loro determinazione. Sono valori come l’amicizia, la solidarietà, l’attaccamento alle proprie origini, il non concedersi limiti, ad impreziosire una lettura che scorre veloce, costruita in prima persona secondo il punto di vista di Caffaro, colui che riuscirà a far scrivere il proprio nome e quello dei suoi compagni sull’ingresso del Santo Sepolcro. Colui che porterà Genova al di là del mare, perché «Genova è ovunque ci sia un genovese. Le nostre mura non contengono la città, la indicano soltanto».

 

 

 

 
 
 
 
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