Il cuore degli uomini

Il cuore degli uomini
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1962, campeggio Chippewa, Wisconsin. Nelson ha tredici anni e conquistare medaglie è la sua passione. Indossarle sulla divisa da scout lo rende felice, anche se i suoi talenti, la sua aria da secchione con gli occhiali sul naso e lo zelo con cui obbedisce ai capi scout lo rendono odioso ai compagni del campo, i quali lo prendono di mira e lo sottopongono a dispetti spesso umilianti. Nelson non si abbatte, ogni notte va a dormire da solo nella sua tenda lontana dagli altri, all’alba si sveglia e suona la tromba del nonno per dare l’adunata ai compagni. Non gli importa se tutti lo evitano, se alla mensa nessuno siede con lui, se non gli rivolgono nemmeno la parola. Ha i suoi obiettivi e si concentra su quelli. Inoltre stare al campo Chippewa significa sfuggire all’atmosfera tetra che regna a casa, specialmente quando suo padre è ubriaco e irascibile per i problemi al lavoro e per sfogarsi non disdegna di prendere a sberle e cinghiate lui e la madre, che tenta di proteggerlo. Prima o poi gli altri ragazzi capiranno che non è male stare in sua compagnia, andranno a chiamarlo per coinvolgerlo nei loro passatempi, scambieranno con lui figurine del baseball, non lo prenderanno in giro per la simpatia che i consiglieri scout e tutti gli adulti dimostrano nei suoi riguardi, magari smetteranno pure di chiamarlo “il trombettiere” con tono sprezzante, come fosse un marchio infamante suonare la tromba, quella tromba che il nonno ha sottratto a un soldato tedesco durante la guerra, così gli ha raccontato il padre tempo prima. Le sue speranze si rafforzano quando Jonathan, uno dei ragazzi più popolari del campo, gli dimostra gentilezza e solidarietà…

Vivere è impegnativo, come lo è cercare di essere felici, conquistare un posto nella società e nel mondo mantenendo un’apparenza di integrità. Le mete verso cui siamo proiettati attraverso educazione famigliare e ambizione, come il successo, il denaro, il prestigio, il matrimonio, i figli, non è detto che il loro raggiungimento porti serenità e gratificazione. A volte sono solo schemi a cui adeguarsi e il rovescio della medaglia è il grande vuoto da colmare che portano con loro. “Tutti tradiscono”, dice Jonathan. Mogli, colleghi, amici. Chi non lo fa è morto dentro, quasi uno sfigato, un debole che non sa cogliere le occasioni, un ipocrita. Questo è ciò che vuole insegnare al figlio: accettare l’imperfezione. Ma, forse, la vera ipocrisia è non saper cambiare la propria vita quando questa non ci soddisfa più, dimostrare di poter prendere decisioni scomode senza ricorrere a sotterfugi per sopravvivere al limbo dei sentimenti. Nickolas Butler va oltre il sogno americano, il successo, il Vietnam, il cameratismo. Prende le illusioni infrante, le amicizie traballanti che vincono il tempo al di là delle diversità personali, matrimoni che non funzionano, rapporti genitoriali conflittuali, intimità custodite gelosamente. La vulnerabilità del cuore umano, del cuore degli uomini, è narrata in questo libro. La difficoltà di accettarsi, guardare avanti, scendere a patti con gli errori che si commettono quando si ferisce chi si ama e se ne tradisce la fiducia. Gli eventi raccontati si sviluppano in tre periodi temporali: 1962, 1996, 2019, mostrando come i ragazzi che rincorrevano i loro sogni al campo scout siano poi diventati uomini più o meno in grado di gestire la loro esistenza. Una prova riuscita per Butler che ha la capacità di prendere persone ordinarie e renderle memorabili, grazie allo stile con cui ha catturato i lettori nel più celebre Shotgun Lovesongs.



 

 

 

 
 
 
 

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