Il cuore del Nemico

Il cuore del Nemico
Il ragazzo che viene fatto sbarcare di notte sull’isola è uno shahid, un martire. In quel luogo dovrà passare alcune settimane, forse mesi, il tempo necessario perché il momento sia propizio. E’ stato scelto per colpire il Nemico al cuore: si farà esplodere in una delle sue metropoli, provocando una ferita mortale. Questo il suo destino. Unico superstite di una famiglia sterminata durante un attacco aereo, sopravvissuto dentro ad un tubo di cemento e addestrato poi per il supremo sacrificio, sa che solo così facendo troverà pace, ritroverà i suoi genitori e i suoi fratelli che lo aspettano. Anna, una giovane donna che vive sull’isola, lo incontra così, addormentato sotto al pergolato dell’unica locanda del paese, dove lavora lei. Sembra un turista timido e impacciato, che forse aspetta un amico per continuare un viaggio per chissà dove, non certo un clandestino. Lui non parla la sua lingua, lei non conosce il suo passato e credono in un Dio diverso, eppure i due giovani s’innamorano e Anna sente dentro di sé che dovrà proteggerlo da un pericolo dal quale lui sta fuggendo o a cui va incontro…
Questa è una storia d’amore struggente e somiglia ad un fiore che spunta dalla pietra, in un terreno dove niente potrebbe sopravvivere. Due vite lontane, senza punti in comune se non l’età, s’incontrano su di un isola che sembra un lembo di mondo neutrale, una terra di nessuno capace di annullare qualsiasi diversità, in grado di assopire il rancore, l’odio inculcato, la vendetta. Il ritratto inedito di un martire predestinato alla sofferenza, costretto a convivere ancora bambino con la violenza e la cui sola speranza è quella di morire di una morte sacrificale nel nome di una guerra santa, finalmente libero e sollevato da una vita svuotata di tutto. Ma l’amore non ha bisogno di conoscenza e di tempo per sopravvivere, chiede solo d’essere accettato dai due cuori e dalle due menti dentro alle quali nasce. E la follia e la violenza che attorno vi ruotano restano lontane e si assopiscono, come braci sotto la cenere. La storia ci mostra anche che l’amore non è invulnerabile e la sua corazza non protegge dalla crudeltà che colpisce e uccide. Ci dimostra però che l’amore può salvare una vita, cambiandone il destino in nome di un bene che non ha lingua, proprietà o religione. L’infanzia dello shahid non può che commuovere, intenerire, per la verità che si cela dietro la narrativa. La follia esasperata del burattinaio che comanda i fili fa riflettere, accresce il senso d’impotenza e di smarrimento che sentiamo dentro.

Leggi l'intervista a Bijan Zarmandili


Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER