Il cuore finto di DR

Il cuore finto di DR
Milano, lontano futuro. Penelope De Rossi, DR per abbreviare, è una donna sintetica grassa, con la segreta passione per la droga chiamata sintar e il mestiere di detective privata. Viene assoldata da Elsa Bayern, ricchissima e spregiudicata erede di una multinazionale farmaceutica, per ritrovare il marito scomparso, un alieno di nome Angel portato sulla Terra da Samuel Bayern, il papà di Elsa. DR scopre anche troppo, e si trova a fronteggiare una macchinazione che coinvolge due pianeti ed interessi innominabili, fino a diventare lei stessa la preda e non più la cacciatrice...
Nicoletta Vallorani si è guadagnata negli anni, a colpi di romanzi e racconti neri, inquietanti e originali, un ruolo di tutto rispetto nel panorama della letteratura di genere italiana. Todaro ripropone il romanzo d'esordio di questa autrice, peraltro a suo tempo (nel lontano 1993) insignito del prestigioso Premio Urania. Il cuore finto di DR, pur avendo il merito di aver generato un certo interesse attorno a sé, al punto che la Vallorani ha scritto un sequel (Dreambox, pubblicato da Mondadori sempre su Urania) ed altri romanzi con più o meno la stessa ambientazione, ha le stimmate dell'opera prima. La trama, i personaggi, i richiami all'iconografia sci-fi anni '80 ci causano più di un deja-vu, ma d'altronde senza Dick e "Blade runner" dove saremmo tutti noi? Anche il linguaggio si imbatte talvolta in zone paludose, carte moschicide, pozze di asfalto fuso che rendono faticosa l'avanzata e alle quali non è certo estranea una certa 'italianità' nello stile comprensibilmente poco agevole da shakerare per un'esordiente con il tono cyber-noir della vicenda. Le nuvole si diradano e tutto miracolosamente sembra sciogliersi nei capitoli dedicati al pianeta Entierres ed alle complesse interazioni telepatiche e culturali tra i suoi abitanti: qui il manifesto programmatico della Vallorani, e cioè "usare la Science Fiction come un grimaldello per entrare dove non si può" viene alla luce, e la storia si arricchisce di sapori più personali e raffinati, nonché di una sorta di mediterraneità che le dona un che di insolito ed affascinante. Ma è una felice parentesi in un romanzo complessivamente poco riuscito. Lavori successivi hanno certificato la crescita autoriale della Vallorani, e quindi sono un punto d'approccio più consigliabile per chi non ha mai letto niente di suo: chi invece ha saputo apprezzare le sue ultime cose, saprà rintracciare tra le righe i prodromi dell'ottima autrice di là da venire.

 

 

 
 
 
 
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