Il delitto ha le gambe corte

Il delitto ha le gambe corte

Torino. In corso Vercelli il caos è totale. Del resto, è la festa del quartiere Barriera. Il detective Contrera si trova lì, come tutti, e a malapena riesce a distinguere le parole che Eddie gli rivolge. Donne e uomini di ogni etnia si sono riversati in strada, ritagliandosi un posto e sviluppando ciascuno un baccano di differente tipologia. I balli sardi sono, stando almeno a quel che pare, meno travolgenti di quelli dell’est Europa: i rumeni ci danno dentro con i fiati, sono sballati per l’alcol e, con ogni probabilità, non solo per quello. I colori dei costumi sono accecanti. In ogni modo, Contrera riesce a capire cosa Eddie gli abbia chiesto e risponde che se fosse stato per lui non si sarebbe mosso da casa, o al massimo dall’ufficio, ma è lì solo per la sorella e la nipote. Eddie, che naturalmente non si chiama davvero così, ma tutti lo hanno soprannominato in questo modo perché sembra – ma Contrera non ha modo di dimostrarlo, visto che non gli è mai capitato di sentirlo ridere – che abbia la stessa risata di Eddie Murphy, è un nigeriano più nero del nero, ha una stazza notevole e quando per avvicinarsi a Contrera dà una mezza spallata a un magrebino, quest’ultimo lì per lì fa per prendersela, ma poi lo vede e cambia decisamente idea. Eddie non vive più nella scuola occupata; racconta di avere una stanza in corso Taranto perché ha un lavoretto, ma rassicura l’investigatore: se dovesse avere bisogno, non ha che da chiedere…

Torinese nato in periferia che per sua stessa ammissione in centro si sente sempre un po’ un turista, classe 1973, ora vive e lavora – dopo tanti impieghi precari e saltuari, fra cui non è mancato nemmeno quello di operaio (e del resto la sua città d’origine è uno dei vertici dello storico triangolo industriale nazionale e ha una lunga tradizione di fabbriche, basti solo pensare a tutte le suggestioni che sollecita il nome Mirafiori) – a Roma: Christian Frascella si dedica da anni, con ottimi risultati, sin dall’esordio candidato al Viareggio, alla scrittura a tempo pieno. Ha attraversato con agilità invidiabile vari generi e da un po’ si concentra sul poliziesco: ha dato vita a un personaggio riuscito, affascinante, sdrucito, stropicciato, ruvido, capace, acuto conoscitore dell’animo umano, uno che è caduto e, più o meno, si è rialzato. Quarantenne, cacciato dalla polizia per una storiaccia di droga, Contrera, questo il suo nome, ora fa l’investigatore privato. Non ha uno studio (né, di fatto, un soldo), riceve i clienti accanto a un frigo in cui le birre non durano mai molto all’interno della lavanderia a gettoni di corso Giulio Cesare gestita dal suo amico Mohamed, magrebino che vive nel suo quartiere, ora multietnico, in principio proletario, Barriera (Barriera di Milano, a voler essere precisi), terra di confine nella metropoli sabauda: ha un’innata propensione a cacciarsi nei guai, un’ex moglie, un’ex figlia (così lui dice, non gli parla mai…), una vecchia e fedele Panda, e questa è la sua seconda, avvincente, credibile, intensa avventura. A una festa ha incontrato una ragazza, che pare essere svanita nel nulla dopo aver investito uno spacciatore: nel frattempo è alle prese con un braccio ingessato, un ristoratore cinese scappato di casa e un minaccioso stalker…



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