Il diario della signora

Il diario della signora
Giorgio Zevi, famoso scrittore quasi ottantenne, è diretto a Trento per un convegno, quando un passato mai dimenticato torna prepotentemente ad angosciarlo: sul treno incontra infatti un distinto trentenne che con orgoglio porta una svastica sul rever della giacca. Intanto Frank Veronese, pittore newyorkese quarantenne e amico epistolare di Giorgio, decide di venire in Italia dopo la misteriosa morte del suo avvocato. Vuol condividere con Zevi preoccupazioni e sospetti. La forma artistica di Veronese, spinto alla ricerca di scomode verità, è ancorata ai fatti più scottanti per un innato e forse inconsapevole desiderio di giustizia; per questo Connie Brandini, una ricca signora italo-americana ormai giunta alla fine dei suoi giorni, gli ha inviato una strana lettera in cui si dichiara in possesso di un diario che può far luce sulla prima strage di ebrei avvenuta nel 1943 sul Lago Maggiore. Zevi, sopravvissuto ad Auschwitz, che nei suoi libri ha sempre denunciato la follia nazista, viene coinvolto in questa ricerca aiutando il nuovo amico a nascondersi da chi vuol fermare la divulgazione della sua arte scomoda ma anche mettere a tacere un passato che è stato consapevolmente sepolto...
Non è certo un caso se Liaty Pisani fa iniziare il suo racconto su un treno, perché come scriveva Primo Levi in Sommersi e salvati “quasi sempre all’inizio della sequenza del ricordo sta il treno, che ha segnato la partenza verso l’ignoto”. Ispirato rigorosamente a fatti realmente accaduti Il diario della signora è percorso dai ricordi ma senza mai annoiare o scadere nel vittimismo tipico di certe scritture.  La trama scorre veloce sotto gli occhi del lettore che pagina dopo pagina si addentra nella storia seguendo le vicende odierne dei due protagonisti. I personaggi, ben disegnati, sprigionano quella simpatia tipica degli eroi buoni, dove il senso di giustizia prevale su tutto, i luoghi e le atmosfere così ben descritte che viene voglia di partire subito e recarsi a rendere omaggio alle vittime. Il talento narrativo della Pisani, sicuramente non collocabile nella tradizione italiana, ricorda davvero John Le Carrè come qualcuno ha suggerito pur mantenendo una propria indubbia identità.

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