Il diritto all’allegria

Il diritto all’allegria
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Il faro è una torre che veglia, ma è anche il luccichio dei tuoi occhi. Quando è una torre, illumina tutto intorno. Quando è il tuo sguardo, a volte ci incendia. Se c’è un blackout, la torre è una torcia, e se abbassi le palpebre, anche quello è un blackout. La luce è luce, ovunque la si accenda. Il sole è un altro faro; anche la luna è un faro. Il faro dei tuoi occhi quando sorge ansioso lancia dardi d’amore e poi corre a recuperarli, forse per sapere quali sogni portano con sé. Il faro della notte costruisce una memoria che sopravvive a nubi e cannoni. Ma quello dei tuoi occhi, se in certi momenti piange, in ogni lacrima sempre ci evoca e ci fa sentire colpevoli. La grande torre abbaglia i poveri inesperti. Quella dei tuoi occhi rifulge e spesso ci acceca. Torre e occhi sono fari, l’una e gli altri ci guidano, chissà da dove e verso dove. Ciononostante, e malgrado tutto, odioso è il blackout. Meglio accendersi che vagare nel buio… Quelli che feriscono e uccidono e torturano deliberatamente si credono fedeli lacchè della morte, ma questi imbecilli non sanno che, da tempo immemorabile, la parchissima immola i suoi lacchè. Quando arriva il momento di essere nessuno è meglio dissolversi con la coscienza sepolcrale pulita…

Sono questi in ultima analisi dei succinti racconti, ma più che altro appaiono come riflessioni, frammenti, minute, istantanee, aforismi che hanno saputo crescere e diventare qualcosa d’altro, addirittura come possibili monologhi o brevi saggi attraverso cui si compone il testamento artistico ed esistenziale (la prima edizione è del 2007, due anni prima della morte di Mario Benedetti, figlio di immigrati italiani) nonché il variopinto mosaico della visione del mondo e dell’arte e la dichiarazione di poetica di una delle più grandi voci della narrativa mondiale di ogni tempo, poeta, saggista, drammaturgo uruguaiano, per certi versi il Neruda del suo Paese, che sapeva e sa – la letteratura non decede né tace – trattare ogni tema dello scibile (amore, sesso, morte, vita, ateismo, politica…) con profondità, semplicità, passione, umanità, ironia, giocando, con le parole e non solo. Il diritto all’allegria, titolo già di per sé bellissimo perché rimanda all’inalienabile diritto alla felicità che ogni essere umano possiede, come sancito persino dalla dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (che evidentemente non è stata redatta dal presidente in carica), è il diritto-dovere di ogni uomo all’onestà intellettuale e alla libertà, valori che non conoscono compromessi né mezze misure e che in questo testo esplodono in tutta la loro grandezza.



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