Il dizionario illustrato dei #giovanimerda

Dalla A di Abasia (Incapacità parziale o totale di camminare, spesso di origine psichica. Normale camminata del #giovanemerda, che quando lo incontri per strada nove volte su dieci ti crolla addosso come un idiota umbriaco senza nemmeno la scusa di aver bevuto. E in più ti dice pure “Guarda ‘ndo vai a zi’” o Ameba (Protozoo rizopode unicellulare, praticamente la schifezza del mondo animale a tutti i livelli, che però, avendo una sua dignità, al #giovanemerda non gli rivolge manco la parola e se lo incontra per strada fa finta che sta parlando al cellulare per non salutarlo) alla Z di Zaffata (Improvvisa ondata di odore acre e violento proveniente dalle ascelle di chi ancora si chiede perché mai non ha ancora una fidanzata) e Zuccherare (Con la Stevia, con la canna da zucchero equa e solidale non violenta, con il miele selvatico, perfino col sale sono capaci, ma con lo zucchero no, quello è veleno) un dizionario che descrive tra il serio e il faceto il mondo dei “giovani d’oggi”. E le sue contraddizioni, direte voi. No, le sue certezze di merda…

Sempre in bilico tra invettiva rancorosa da anziano – di quelle che invecchiando andiamo via via rivalutando, per capirci – e satira puntuta e frizzante, Amleto De Silva spara cannonate ad alzo zero contro quello che una volta si chiamava “l’esercito del twist” in un divertente volume illustrato che è la diretta derivazione dei post con l’hashtag #giovanimerda scritti dall’autore sul suo blog e sui social. A integrare questo viaggio tra i luoghi comuni, i tic, le mode e le miserie delle nuove generazioni ci sono anche – a mo’ di inserti posizionati dopo ogni due lettere dell’alfabeto – gli esilaranti ritratti delle famose liste I dieci peggio, tra i quali segnaliamo alcune perle come il #giovanemerda Free Palestine (“(…) più che delle sofferenze della povera gente, a lui interessa le sofferenze che è possibile infliggere a te”) e la #giovanemerda femmina allergica, che “(…) ha trovato l’essenza stessa della rottura di cazzo, la pietra filosofale dell’intossicamento altrui, anche perché le loro mamme, pure abituate a scassare il cazzo al mondo si limitavano a due, massimo tre cose alla volta, questa invece vi rovescia contro il mondo stesso e ditemi voi se non è arte questa”. Belle le illustrazioni di Boban Pesov, forse troppo poco caricaturali visti i soggetti.



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