Il dolore non dimentica

Il dolore non dimentica

Su Villa Ochner, lussuosa residenza alle porte di Roma, è calato uno strano silenzio. Gli Ochner, famiglia matriarcale per eccellenza, dotati di raffinato gusto artistico e ingenti risorse economiche, sono temuti e rispettati nella zona soprattutto grazie a Emma Battisti, vedova Ochner, madre di Caterina e nonna di Silvio, il baby fenomeno della pittura, il supergenio creato a tavolino per riuscire là dove sua mamma e sua nonna avevano fallito: diventare il più grande artista vivente. Un sogno che presto è divenuto un’ossessione, creando gravi scompensi nella psiche di Silvio, un talento che geneticamente non poteva fallire in quanto nato dall’accoppiamento fugace (e ordito da sua nonna) tra sua madre e l’ignaro Ettore Vigni, uno dei massimi pittori contemporanei. Nonna Emma aveva pensato a tutto pur di riuscire nel suo intento ma sin dalla nascita sono apparsi i primi ostacoli: Silvio è infatti un maschio e non la tanto agognata femmina, essere dotato di sensibilità superiore e impossibile da imbarbarire con passatempi triviali come calcio, bar e discussioni becere su ragazze conquistate o da conquistare. In più il piccolo Silvio è costretto a vivere in uno stato di isolamento totale, schernito dai compagni di classe, totalmente disabituato a qualunque tipo di attività fisica e perennemente confuso sulla sua sessualità. Per lui ci sono soltanto i massacranti esercizi di pittura cui è quotidianamente costretto da quella tiranna di sua nonna, mentre sua madre non è mai riuscita a manifestare una volontà propria, non avendo mai tutelato nè se stessa né suo figlio. Adesso però, dopo diciassette anni di soprusi e abusi, Silvio è stanco e ha deciso di sequestrare quelle maledette streghe e di rendere loro tutto il dolore che gli hanno causato. E con gli interessi…

Fabrizio Fondi, già autore dei romanzi L’erba del diavolo e I giorni dello scirocco, si cimenta in un thriller psicologico che parte da una situazione abbastanza comune (e fortunata) sia in ambito letterario (lo Stephen King di Ossessione ad esempio) che cinematografico (John Q, Quel pomeriggio di un giorno da cani): la difficile trattativa con un sequestratore folle ma allo stesso tempo lucido e autenticamente disperato, per il quale è difficile non provare una certa simpatia. E in effetti Silvio Ochner se vuole far fuori sua madre e sua nonna tutti i torti non ce li ha: abusato psicologicamente e fisicamente praticamente da quando è nato, costretto a spaccarsi la schiena (a pena di punizioni severissime) con tele e pennelli per diventare il più grande artista del mondo (!), fatto crescere lontano da qualsiasi genere di compagnia e cresciuto a suon di menzogne, bugie e botte da una nonna psicopatica e dispotica. Il romanzo però non si struttura solamente su questa situazione tesa ma analizza sia il pre- che il post- sequestro, oltre che la cornice fatta di media e polizia, alternando pagine elettrizzanti ad altre leggermente prevedibili. La prova però risulta ampiamente superata e Fondi si dimostra abile nel saper scandagliare la mente umana nei suoi risvolti più disperati e deliranti, tirando fuori un’ opera che si nutre di sentimenti ed emozioni estreme, senza mezze misure. E per citare un altro film con cui Il dolore non dimentica presenta più di un punto di contatto: My son, my son, what have ye done?



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