Il dolore secondo Matteo

Il dolore secondo Matteo
Matteo, fresco laureato trentenne in Scienze Politiche senza molte prospettive se non un vago interesse per la cooperazione internazionale, incontra sul treno Lecce-Roma - durante il viaggio di ritorno dal matrimonio di un caro amico - il bizzarro Filippo, che lo ‘rimorchia’ paragonando le rughe del suo viso ai segni lasciati dalle frustate sulla schiena di Cristo. Filippo, perdutamente gay, avrebbe voluto essere un truccatore di moda ma più modestamente - dopo una serie di peregrinazioni avventurose per l’Europa - svolge l’attività di visagista di cadaveri nell’agenzia di pompe funebri di famiglia, a Napoli. E così, di sorpresa, offre un lavoro a Matteo nella stessa agenzia: è a conduzione familiare, ma sai com’è, un cugino si sta trasferendo a Ferrara e un posto si libera… Senza sapere nemmeno bene perché, Matteo accetta. La notizia non entusiasma la famiglia, che sognava per il pargolo un futuro post-laurea dal profilo un briciolo più convenzionale, ma tant’è, si comincia. Ogni mattina presto come prima cosa Filippo fa un pompino con l’ingoio a Matteo nel bagno dell’agenzia di pompe funebri, poi i due si prendono un caffè e aprono, e inizia la lenta processione di familiari piangenti e vedove affrante che Matteo approccia con il suo fare seducente. Un giorno arriva in agenzia una ragazza stupenda, in tailleur e occhialoni neri, accompagnata dalla madre. Si chiama Claudia, e di lì a poco lei e Matteo avviano un rapporto sadomasochistico e contorto: il triangolo Filippo-Matteo-Claudia (mentre Matteo e Claudia si frequentano le performance al cesso con Filippo non si interrompono) non promette nulla di buono…
Il cinismo come unità di misura dei rapporti umani, la disinvoltura come minimo comun denominatore nell’algebra dei sentimenti: e sullo sfondo l’estetica della morte, la necrocultura e/o la rimozione della morte nella nostra società. Ecco alcuni degli ingredienti del romanzo d’esordio della bella Veronica Raimo, nota e apprezzata traduttrice malgrado la giovanissima età: una storia stilizzata, una sorta di romanzo esistenziale sghembo e straniante, dall’erotismo gelido. Lo humour grigio della Raimo (dell’ambientazione funebre l’autrice non abusa, per cui i paragoni con la serie tv “Six feet under” e con prodotti simili mi paiono tutto sommato pretestuosi) si esercita soprattutto sulla declinazione dei personaggi. Sul masochismo isterico e innamorato di se stesso di Claudia (sì, si può essere anche masochisti ed egocentrici al tempo stesso), sul fascino malato e pericoloso di Matteo, costruito su un senso di indeterminazione di genere (il protagonista fa spesso osservazioni polemiche inesorabilmente, perdutamente femminili sulla realtà e sulle donne, cose del tipo: “Era una di quelle donne (…) convinte che il pallore riesca a salvarle da una vita volgare”) e una sostanziale amoralità disinvolta (è innamorato - blandamente, per carità - del dolore degli altri senza avere però l'impulso di provocarlo) che lo rendono sinuosamente irresistibile.

Leggi l'intervista a Veronica Raimo

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