Il dono di Afrodite

Il dono di Afrodite

Un erudito, colorito e caratteristico viaggio letterario nella classicità, nel mito: protagonista assoluta è Afrodite e quello che, nelle parole di uno dei due autori, Puccio, è il suo “potere globale, cosmico”; Eros è invece considerato quando un “principio generatore del mondo”, quando il giovane figlio di Afrodite: in ogni caso “tanto la visione cosmica, creatrice e al contempo distruttrice dell’ordine del mondo, quanto quella più leggera, legata agli innamoramenti, ai corteggiamenti, alle schermaglie erotiche, mostrano come tutta la letteratura antica sia legata indissolubilmente alla presenza di Afrodite nelle sue molteplici epifanie”. Beta e Puccio prendono il via dalla leggendaria nascita della dea, “dal mare”, ragionando sulla Teogonia di Esiodo, ricordandoci che il suo nome, Afrodite, veniva dalla spuma (aphros) del mare; che veniva chiamata Citerea perché nell’isola di Citera aveva toccato terra; Ciprogenia perché era nata vicino alle coste cipriote. Tuttavia si ricorda l’altra e più morbida versione della sua nascita: Omero, nell’Iliade, si limitava a dire che era figlia di Zeus e di Dione, una divinità più marginale, venerata a Dodona, in Epiro, quasi a voler suggerire, con questa nascita meno clamorosa, che Afrodite non era una “scatenata forza primordiale”, ma una “divinità come le altre, subordinata al cosmo ordinato, retto da Zeus”. La dea dell’amore era anche protettrice dei marinai: è Pausania a ricordare che veniva chiamata “euploia”, “buona navigazione”; è Filodemo di Gadara a supplicarla chiamandola “galenaia”, “dea della bonaccia”, o anche “philormisteira”, “amante degli approdi”. Sposa di Efesto, dio del fuoco, scuro per la caligine e terribilmente zoppo, è donna amante di molti: prima di Ares, dio della guerra; dalla loro relazione nascerà Armonia, futura moglie di Cadmo. E poi, è amante di Ermes; Ermafrodito è il loro bellissimo figlio, adorato dalla ninfa Salmace che finì per fondersi in lui, dando vita a una creatura nuova, uomo e donna insieme. E poi, è amante di Adone, caduto durante una battuta di caccia, forse per mano del geloso Ares, celebrato nelle Adonie ogni anno, a primavera – una festa, questa delle Adonie, contrapposta tradizionalmente alle Tesmoforie, consacrate a Demetra e a sua figlia Persefone, dedicata alle donne sposate. E poi, è amante di Anchise, e dal loro amore nascerà Enea, destinato alla fama immortale, al ritorno nella terra dei padri. Con ogni probabilità, Afrodite era una divinità di origine orientale; come già suggeriva Erodoto, aveva un legame con la fenicia Astarte; non è un caso che fosse venerata a Cipro. Già: da quelle parti, nella sua isola, celeberrimo era il santuario di Pafo; tanti erano i giardini a lei dedicati, tra Amatunte e Hierocepia (l’etimo non può mentire: “hieros”, “sacro”, “kepos”, “giardino”). Beta ricorda anche i due santuari dedicati alla dea ad Atene – così come quello di Erice, in Sicilia; là Afrodite era stata portata da una popolazione della troade, gli Elimi, secondo una leggenda riferita anche da Virgilio nell’Eneide...

Come è possibile pubblicare un saggio su Afrodite e su Eros senza prevedere un robusto corredo iconografico, idealmente diegetico, altrimenti comunque rappresentativo ed evocativo, destinato comunque a stuzzicare la fantasia e l’emotività dei lettori? Riesce nell’impresa la Carocci, che dà alle stampe nei “Quality Paperbacks” questo saggio, scritto da Simone Beta e Francesco Puccio (nel colophon troverete traccia della rispettiva paternità dei vari capitoli), dimenticandosi, già che c’era, un opportuno indice dei nomi (bizzarro, considerando che si tratta di un saggio di storia della letteratura greca e latina, per lo più, o al limite, di letterature antiche comparate); come compensazione, in appendice potrete giovarvi di un buon elenco delle fonti e di una bibliografia (cruda, alfabetica e non ragionata, si capisce). Dispiace segnalare che bastava veramente poco per dare una diversa appetibilità a questo saggio: sia per trasformarlo in qualcosa di diversamente e ripetutamente consultabile, e cioè per migliorarne la studiabilità, sia per adeguarlo esteticamente alla materia che dovrebbe trattare; forse quindici, venti giorni di cura redazionale in più potevano bastare. Detto ciò: siamo dalle parti di quelle pubblicazioni che si distinguono per l’eterogeneità della stesura, e quindi per qualche ovvio inciampo: quando si leggono i capitoli scritti dal professor Simone Beta il saggio ha un passo spesso notevole e comunque piacevole, mediamente ameno anche nelle inevitabili trivialità; quando si passa ai capitoli lavorati dal dottor Puccio si va, a volte, col passo di Efesto; la scrittura si fa farraginosa e tende a ingolfarsi; certe incursioni nel paganesimo romano sembrano spericolate. Non so dire come si poteva ovviare o rimediare a certe disparità di tenuta: armonizzare o almeno uniformare editorialmente due intelligenze differenti è difficile; sono questioni che vanno comunque trattate a monte (osservarle a valle è chiaramente più semplice). In ogni caso è innegabile che la lettura del saggio contenga, qua e là, molti passi nutrienti e appassionanti; ci sono chicche come il riferimento al vino “latte di Afrodite”, così come appare in un frammento di Aristofane privo di contesto, o come il significato autentico del verbo “korinthiazein”, “andare a puttane”, dovuto alla popolarità della “prostituzione sacra”, da quelle parti, a Corinto; buone anche le pagine sul giambo e su Archiloco, così come quelle, più veloci, su Anacreonte. Qualche cenno sugli autori, prima di congedarci. Simone Beta, classe 1962, allievo di Guidorizzi e di Del Corno, insegna Filologia Classica all’Università di Siena. Per Carocci, in passato, aveva già pubblicato, coautore Luca Della Bianca, Oinos. Il vino nella letteratura greca (2002) e Il dono di Dioniso. Il vino nella letteratura e nel mito in Grecia e a Roma (2015); per Einaudi, Il labirinto della parola. Enigmi, oracoli e sogni nella cultura antica (2016). Francesco Puccio è invece assegnista di ricerca di Storia del Teatro Antico Greco e Latino all’Università di Padova.



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