Il drago non balla

Il drago non balla
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Miss Cleothilda ha sciolto le riserve, ha scelto il costume e annunciato alla steel band del quartiere che anche quest’anno sarà la regina della Banda per il Carnevale. Miss Olive e Miss Caroline sanno benissimo cosa questo significhi, sanno che per le prossime settimane, quelle che separano Calvary Hill dai due giorni più gloriosi dell’anno, Miss Cleothilda sarà cordiale con tutti, dagli avventori del suo negozio ai vicini di casa, spargerà sorrisi come durante il resto dell’anno dispensa arroganza. Miss Olive e Miss Caroline sanno anche che il fascino della bella vedova mulatta si sta appannando e che dopo diciassette anni di dominio incontrastato sul carnevale e sugli abitanti di Alice Street, la sua presa sugli uomini si fa più debole e che se non si deciderà in fretta, anche Philo, l’uomo del calypso che la corteggia da diciassette anni, si stancherà. Calvary Hill è un quartiere di Port of Spain in cui la fame e la disperazione la fanno da padrone, la povertà e l’immondizia sono i gioielli che le famiglie che abitano ad Alice Street e nelle vie circostanti si tramandano da generazioni, insieme all’ossessione per il carnevale, alla rivalità tra steel band e ai preparativi per la scelta dei costumi che durano tutto l’anno. Quest’anno però c’è qualcosa di nuovo nell’aria, è come se grandi svolte si preparassero, annunciate da una tensione che corre sotterranea e che tutti sembrano avvertire: Sylvia ha diciassette anni e il suo corpo popola ormai le fantasie di tutti gli uomini dotati di sensi che incontra per la strada. Lo sa bene sua madre Olive, che quando non arriva a mettere insieme l’affitto la manda a blandire Mr Guy, il padrone di casa, con la promessa delle sue grazie; lo sa bene Aldrick, un uomo poverissimo che vive di espedienti tutto l’anno per preparare il costume da drago che sfoggerà alla parata, ma i cui pensieri quest’anno sono popolati dal corpo di Sylvia che indugia sempre più spesso sulla sua porta a guardarlo attaccare scaglie variopinte. Aldrick la spia, è testimone involontario dei suoi convegni con Mr Guy, è il destinatario delle sue confidenze, colui al quale la ragazza rivela il suo grande desiderio di un costume per il carnevale, un desiderio che Aldrick sa bene quanto Mr Guy frema dalla voglia di far avverare. La minaccia della conturbante bellezza di Sylvia non sembra sfuggire nemmeno a Miss Cleothilda, che interviene in un vano tentativo di bloccare il destino regalandole il suo costume smesso dell’anno precedente. Aldrick è l’unico apparentemente impotente dinanzi allo svolgersi degli eventi; non sembra cogliere i richiami disperati di Sylvia, né può fare molto per Basil, il bambino che lo aiuta silenzioso da ormai due anni nella preparazione del costume, quando questi gli rivela che l’uomo di sua madre lo picchia senza pietà. Si tratta di Fisheye, un delinquente che Aldrick conosce bene e che sta vivendo quella che si rivelerà una breve stagione di fama per essere riuscito a mettere insieme le steel band di Calvary Hill facendo loro superare le rivalità che le vedevano scontrarsi in maniera anche sanguinosa, per creare un illusorio fronte comune contro l’avanzare degli sponsor che vogliono mettere le mani sul Carnevale di Trinidad…

Earl Lovelace non è solo un autore caraibico, ma è universalmente riconosciuto come una delle voci più autorevoli e talentuose della letteratura post-coloniale, che ha costruito un potente affresco delle realtà caraibiche che faticosamente cercavano di costruirsi un’identità a partire dalla fine del dominio coloniale, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. L’opera di Lovelace va studiata come un corpus unico e non si può scindere dal contesto sociopolitico nel quale era calata, ma ha caratteristiche sue proprie che fanno sì che questo autore in particolare metta in scena una sorta di commedia umana dal valore universale, pur conservando le peculiarità che appartengono solo al popolo di Calvary Hill. Uno degli interrogativi che l’autore sembra porsi ne Il Drago non balla sembra esser proprio relativo a quali siano le caratteristiche che distinguono un popolo da una folla e la risposta non può che essere: le tradizioni culturali, la musica che in questo 1979 è il calypso. Il calypso e i suoi adepti, che tentano di proteggere queste tradizioni dall’avanzare di un mostro commerciale che sta per ingurgitarle inesorabilmente. Lovelace è molto attento a sottolineare temi spinosi che hanno afflitto la riconquista dell’autonomia da parte dei popoli precedentemente assoggettati all’Impero britannico, il più controverso dei quali è il razzismo. Un razzismo che è non solo quello ovvio dei bianchi verso i neri, ma anche quello latente, strisciante che la comunità nera sembra aver ereditato dai suoi vecchi dominatori e che fa sì che il potere di Miss Cleothilda, oltre che dai soldi, discenda in qualche modo dalla tonalità chiara della sua pelle. Questo è un tema che ancora oggi non è affrontato serenamente, ma l’averlo affrontato a viso aperto negli anni Settanta ha reso Earl Lovelace un autore dirompente. Non c’è moralismo nel suo racconto dell’inanità degli sforzi di Sylvia per contrastare il destino che accomuna tutte le donne belle e sensuali del quartiere. I suoi tentativi di non soccombere alla maledizione che le condanna a essere mantenute o prostitute falliscono senza implicare giudizi morali, così come nessun giudizio attinge la vita e le violenze che hanno portato Fisheye ad essere l’uomo che è oggi. Lovelace ha un talento straordinario nello scandagliare l’animo umano e le reazioni degli individui e della comunità ai cambiamenti ed è particolarmente bravo nel raccontare le vite di tutti nell’attesa dell’evento carnevalesco e nel dipingere gli strascichi che questo evento avrà nella vita di tutti nell’anno successivo; il suo talento sta nel rendere un affresco nel quale si alternano pennellate ricche di colori, ombre, sfumature, chiaro scuri, che per fortuna del lettore italiano al quale Angelica regala l’unica opera pubblicata in Italia di questo autore fondamentale, la traduzione a tratti incespicante non riesce a rovinare.



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