Il dubbio letale

Il dubbio letale
Texas, contea di Hurris. Alle 21,30 del 13 maggio 1981 Bobby Grant Lambert, bianco, 53 anni, esce da un negozio di alimentari con la borsa della spesa dopo aver acquistato latte, carne in scatola, cipolle, succo di pomodoro. Su questo, almeno, i testimoni non hanno dubbi. All’improvviso gli si avvicina un nero, Gary Graham, 17 anni. Lo blocca, gli mette le mani in tasca. L’uomo cerca di divincolarsi. Parte un colpo. Il nero scappa. L’uomo barcolla fino alla soglia del negozio e muore. Non è un romanzo. E’ una storia vera. Purtroppo è solo una delle tante storie vere americane, piccole e terribili. La vittima non è uno stinco di santo, ma un truffatore, uno spacciatore, e dio solo sa cos’altro. L’afroamericano Gary Graham, accusato di omicidio a scopo di rapina, è un vero “sacco di merda, ladro, stupratore e misantropo [...]  mostruosamente vuoto“, e nei giorni successivi all’episodio si rende colpevole di una serie di rapine, furti e uno stupro. Di tutti si dichiara responsabile, dell’omicidio no. Negli anni successivi  la storia di Gary Graham dà origine ad un caso giudiziario complicato e controverso che si conclude, dopo vari ricorsi e sospensioni dell’esecuzione per iniezione letale, il 22 Giugno 2000... 
E nel maggio 2000 sulla rivista GQ esce un articolo sulla vicenda processuale a firma di James Ellroy. In Italia è pubblicato in volume con il titolo Il dubbio letale. L’articolo è in realtà una dolente riflessione, un’analisi spietata di fatti per tentare di sanare una crisi di coscienza mascherata da documento-testimonianza. Specie all’inizio pare esserci poco spazio per qualunque emozione. La struttura del libro è rigida, algida come il rapporto di un’indagine. Nella prima parte sono illustrati i fatti con i verbali di polizia e gli atti processuali. Lo stile è asciutto, un racconto scarno e dettagliato di indagini relative ad un caso di vent’anni prima. I periodi sono brevissimi, ellittici di verbi, i nomi sono ripetuti in una maniera quasi maniacale. Ellroy, l’ex adolescente inquieto della Città degli Angeli inesorabilmente attratto da delitti terribili e torbide vicende - come se la maledizione e l’ossessione dei vissuti infantili non dovesse mai più dargli tregua - questa volta si interessa ad una storia esplicitamente vera che, però, non è la reale protagonista del racconto. Questa volta a tormentarlo è “il dubbio letale” che fa vacillare ciò in cui ha sempre creduto fermamente, ovvero la legittimità della pena di morte. Per questo la seconda parte del racconto è costituita dall’indagine personale di Ellroy, recatosi ad Houston, capitale della contea, con un poliziotto in pensione per farsi un’idea più precisa della vicenda. Oggetto di indagine diventano le modalità in cui in Texas vengono condotti i confronti dal vivo, i riconoscimenti fotografici, quelle con cui si procede all’assegnazione dei difensori d’ufficio e alla scelta della giuria popolare (gli oppositori alla pena di morte non possono farne parte perché non sarebbero in grado di “applicare correttamente la legge”). Lo scrittore  punta il dito sulle falle del sistema legale americano e texano in particolare, e denuncia la leggerezza con cui viene applicato. Si rende conto che è “un sistema bacato […] che si dimostra una concessione all’errore giudiziario”.  E che in fondo la pena di morte è solo un grosso alibi, “il sacrificio umano come catarsi istituzionale”. Sono le parole più belle di questo piccolo libretto, semplici e dolorose come un pugno allo stomaco. Come l’accenno alla ferita mai sanata che è la storia di Sacco e Vanzetti. E’ una legge che se ne infischia della legge. Anche le Sacre Scritture sono chiare in merito: “Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o tre testimoni; non potrà essere messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio” - Deuteronomio capitolo 17, versetto 6. Appunto. Nella storia di Gary Graham c’è un solo testimone. Impossibile non riportare alla mente il bellissimo film di Sidney Lumet del 1957 La parola ai giurati, dove il ragionevole dubbio ribalta una decisione che pare scontata. Ma quello era solo un film: a Gary Graham verrà data una seconda possibilità? E a quanti è stata data in Texas? Anche l’autorevole New York Times qualche tempo fa ha invocato la revisione di un sistema che produce così tante condanne, definendo il Texas, orgoglioso del suo record di esecuzioni capitali negli Stati Uniti, “stato senza pietà”. Davvero toccante diventa allora questo piccolo libretto, se sotto la cronaca fredda e il periodare gelido ci si sforza di intravedere il dramma che opprime un uomo costretto, suo malgrado, a rivedere posizioni e convinzioni; una sofferenza interiore che si esprime in brevi, dure, espressioni: “La vista dei prati e il contrasto col braccio della morte. Fanculo la pena di morte”. Perché se Gary Graham, pessimo elemento, uno dei tanti ragazzini afroamericani dei ghetti, fosse innocente e venisse condannato e dimenticato, sarebbe solo una delle tante croci bianche sulle quali è vietato apporre anche solo il nome e avrebbe come riconoscimento solo una X per ricordare che è stato giustiziato.

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