Il falco pellegrino

Il falco pellegrino
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Lentamente l’acqua ristagna e salendo di livello finisce per sommergere i fiori che non sono ancora morti. I grossi steli dei crisantemi si torcono come cera sciolta. I gigli, dignitosamente già appassiti prima ancora di essere riusciti a schiudere completamente le corolle, muoiono sotto lo sguardo acquoso della zucca, salvata dalla sua robustezza e dalla posizione sopraelevata che occupa da quando ha deciso di guidare al meglio delle sue possibilità l’insurrezione vegetale. La generalessa vaga con lo sguardo al di sopra di quel terribile spettacolo, espressione d’un destino infame, e prima di rassegnarsi e di rinunciare a comprendere, come in realtà da un po’ di tempo a questa parte le capita, si avvede di una rosa che nell’ultimo istante di vita riesce a trovare il tempo e la tenacia per attaccarsi con tutte le sue forze a un calabrone indaffaratissimo dal canto suo a trovare una via di scampo da quel luogo. C’è uno scambio fra i due, qualcosa passa frettolosamente dalla rosa moribonda alle zampe del calabrone. La zucca non vede altro. Poco dopo il calabrone svanisce come un lampo volando chissà dove…

Franco Celenza è un uomo di teatro, un saggista, un poeta e un narratore. E in questo testo elegante, lineare, semplice e ammaliante ‒ che induce alla meditazione e alla riflessione ‒ affronta un tema classico che sempiternamente genera nell’uomo domande e aneliti: la libertà. Per comporre questo apologo si avvale dello strumento e del formato della favola, un mondo dove ogni cosa è possibile perché segue regole tutte sue e che pertanto gli consente di valicare i confini del realismo e di ricorrere all’astrazione, al simbolismo, all’esplicativa metafora: la realtà, del resto, è una, tutti siamo sotto lo stesso cielo, tutti abbiamo una nostra prigione da cui bramiamo di evadere, tutti siamo figli di madre natura, animali, vegetali, esseri umani. La prosa di Celenza vede come protagonista inanimata che si anima una serra di fiori destinati a essere recisi per fare da contorno con la loro bellezza effimera alle cosiddette occasioni dell’insensibile vita umana, che si crede superiore al resto del mondo. Ma la zucca non ci sta e guida la rivolta contro le forbici per rompere i tendoni: certo nulla è facile e indolore, e l’utopia è dunque destinata a scontrarsi con la realtà.



 

 

 
 
 
 

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