Il fantastico Soldati

Il fantastico Soldati

Lo smeraldo di Mario Soldati è uno dei primi esempi di letteratura distopica nel panorama italiano. Sull’etichetta da attribuire al suo romanzo è incerto lo stesso autore, che fatica a ricondurlo ad uno specifico genere letterario anche se ammette che si tratta certamente di una visione, non certo di un libro di fantascienza. Ed il romanzo è sicuramente particolare, se non unico per il suo genere considerando l’anno di pubblicazione, il 1974: ambientato in un incerto futuro prossimo, a cavallo di due continenti (l’America e l’Europa), in una dimensione principalmente onirica, fra viaggi, dialoghi e la ricerca di un amore passato. Tutto è ben suggellato dai tre ex ergo scelti dall’autore (affidati all’amato Dante, a Flaubert ed a Machado), ma soprattutto dalla forte influenza dell’Orlando Furioso di Ariosto, maestro della narrativa d’avventura fantastica. Il senso è tutto nel distico latino conclusivo: in senectute salus, in juventute jugum. La storia in sé non è di quelle che non si dimenticano, tuttavia riassume tratti autobiografici dell’esistenza stessa dell’autore: scrittore, regista, diviso fra l’America (Il suo primo amore) e l’Italia. Il saggio esplora la genesi del romanzo, ne ricostruisce l’impatto sulla critica, soprattutto vuole restituire al pubblico una lettura diversa e più completa di un autore che è stato largamente sottovalutato dalla critica e dai lettori del suo tempo…

Un saggio su Mario Soldati a vent’anni dalla sua scomparsa, pubblicato in modo coraggioso da una casa editrice che non è nel vortice della grande distribuzione (Grammarò edizioni), è senza dubbio il principale motivo di curiosità. Si tratta di una curiosità ben ripagata dal momento che il lettore sprofonda a corpo morto in una produzione ritenuta marginale dalla critica militante, riemergendone con qualche pregiudizio in meno. In realtà l’opinione che se ne ricava è totalmente differente e contraria rispetto ai cliché della critica: Soldati non è infatti autore con una storia letteraria lineare, progressiva, per cui il merito di questo breve saggio è quello di accompagnarci in un denso cammino per riscoprire l’autore, rileggerne l’opera, capirne la raffinatezza, dimostrata dalla grande stratigrafia di richiami e di fonti. L’autrice, Elisa Amadori, è una giovane (1982) addottorata, che ha incentrato i suoi studi accademici su un personaggio famoso, ma molto discusso e molto discutibile, tanto da non comparire quasi mai nei simboli letterari ed artistici del nostro ‘900, ma non per questo non apprezzato da alcuni sui colleghi contemporanei: basti la stima di Pier Paolo Pasolini e quella di Luchino Visconti. Lo smeraldo è romanzo sperimentale per molti aspetti, non nella lingua ma nella struttura, sulla quale ha sicuramente pesato la lunga esperienza sui set cinematografici. Durante quel periodo Soldati ha potuto riscrivere la produzione neorealistica e reinterpretarla secondo un linguaggio nuovo che si condensa proprio nel romanzo. Ecco perché il secondo pregio di questo saggio è la possibilità di interpretare la figura di Soldati attraverso la luce creativa e poetica de Lo smeraldo. Elisa Amadori ci consegna un lavoro ben costruito, più che un saggio definitivo un ponte per ulteriori approfondimenti: ma qui emergono tutti i limiti del lavoro, che possiamo riassumere in una assenza di sistematizzazione e di sintesi della ricchissima ricerca di fonti, testimonianze, opinioni. Di fronte ad una possente messe di richiami e di legami fatti riemergere, sarebbe stata necessaria una maggiore cura nel tirare le fila, levando dall’impiccio il lettore meno attrezzato che rischia infatti di rimanerne impantanato. Ciononostante, si tratta di un buon saggio.



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