Il fascino del bene

Il fascino del bene
Primi del Novecento. Il Generale Brun è un militare in pensione, un vero misantropo. Passa la vita a leggere trattati bellici nella sua spettrale tenuta. L’età che avanza e la solitudine lo spingono a mettersi alla ricerca di una moglie. L’unica donna che risponde all’appello - pubblicato negli annunci di una rivista teatrale - è la dolce e sensibile Eloisa. Eloisa è anche orfana e muta dalla nascita, combinazione perfetta per il generale dato il suo odio per l’umanità. Dal loro matrimonio nasce presto il piccolo Marte, bambino parecchio vispo e molto sfuggente, fin dalla prima infanzia. La madre e il precettore intuiscono e quasi presagiscono una sorta di natura demoniaca in Marte che, infatti, non tarda a palesarsi. Il ragazzino, dopo molte malefatte, arriva ignobilmente a stuprare la madre Eloisa. La donna decide così di scappare e si imbarca malauguratamente sul Titanic in cerca di fortuna in America. Il generale comprende invece la malvagità del figlio nel momento in cui lo vede, una terribile notte, accoppiarsi con una cavalla della sua tenuta e, come Eloisa, fugge anch’egli terrorizzato per non fare mai più ritorno. Dal rapporto sessuale tra Marte e la cavalla viene generato Equo, metà uomo e metà cavallo, la cui progenie sarà poi il Grande Macà, sorta di Anticristo nato alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il Grande Macà è colui il quale plasmerà i Dieci Comandamenti a piramide, cambiando per sempre il futuro dell’umanità. Il mondo nuovo è infatti un luogo corrotto e nefando, nel quale valori come amore, rispetto e compassione sono stati sostituiti dalla semplice indifferenza. Uccidere, ad esempio, non è più un crimine e la distinzione tra ricchi e poveri è talmente netta che i poveri sono utilizzati come moneta di scambio oppure sono costretti a lavori umilianti come l’uomo semaforo o il reggi-bicicletta... 
Il fascino del bene è l’opera che potrebbe portare all’attenzione del grande pubblico il nome di Luigi D’Urso, balzato agli onori della cronaca 6 anni fa per una innovativa operazione editoriale che lo vide gettare, di notte con alcuni amici, migliaia di copie del noir La persona che trovò un libro per strada, firmato Anonimo Milanese, che fu oggetto di attenzione da parte dei media a livello nazionale per via del singolare metodo di distribuzione e per le tematiche scottanti trattate. Il fascino del bene è invece un lavoro che racchiude in sé mutevoli emozioni e avventure che culminano in una visione escatologica dell’umanità. Un’opera, per così dire, anarchica, la cui ricchezza di temi, situazioni e personaggi contribuisce a renderla difficilmente etichettabile. È infatti un po’ noir, un po’ romanzo storico, ma anche thriller e naturalmente un horror apocalittico. I richiami al filo conduttore del realismo magico sono però evidenti: nel romanzo di D’Urso il sovrannaturale trova una collocazione nella linea temporale realistica e puntuale creata dall’autore. Il romanzo è così particolare che la stessa O.G.E., la casa editrice che lo ha pubblicato, ha inaugurato per l’occasione una nuova collana dedicata al fantastico nella nostra società e l’ha intitolata Electric Ship, chiaro riferimento al visionario Philip K. Dick. Il fascino del bene è suddivisibile in tre macro-sezioni, ognuna con una cifra stilistica, un taglio e un’intonazione diversi che dimostrano quindi la grande abilità narrativa del pur giovane scrittore. Un esercizio stilistico che ricorda molto da vicino gli esperimenti limitativi dell’ou.li.po, l’officina di letteratura potenziale francese nata a Parigi negli Anni Sessanta. La prima parte infatti, riflette tematiche e semantica di tardo Ottocento-primo Novecento, con descrizioni e dialoghi che ricordano molto da vicino alcune atmosfere alla Dostoevskij. L’agghiacciante descrizione del mondo nuovo, nella seconda parte, invece è di matrice chiaramente orwelliana e ha un registro molto più libero e slegato, con l’ironia, il cinismo e anche la volgarità a costellare la narrazione. La parte conclusiva è invece di stampo apocalittico e si rifà in maniera puntuale allo scritto di San Giovanni. Il fascino del bene è perciò al contempo un romanzo colto, grazie alle puntuali citazioni letterarie e ai riferimenti storici precisi, ma anche ironico e graffiante, con descrizioni del nuovo mondo perennemente sopra le righe che rappresentano anche una violenta critica alla società dei consumi moderna. In tutte e tre le parti assistiamo a un frenetico susseguirsi di personaggi e di “storie dentro le storie”, narrati su più livelli narrativi che trovano una summa solamente nella rivelazione finale. Parallela alla narrazione, inoltre, troviamo anche la vicenda del narratore che si sviluppa attraverso le sue incursioni, nella forma efficace di note a piè di pagina. Questo geniale espediente immerge il lettore in un ulteriore piano di “romanzo nel romanzo” che disorienta e, contemporaneamente, lascia con il fiato sospeso. A tratti disturbante per la violenza di alcune situazioni, Il fascino del bene non mancherà di appassionare il lettore fornendo anche numerosi spunti di riflessione sul destino dell’umanità.

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