Il fascismo eterno

Il fascismo eterno

Racconta Umberto Eco che a dieci anni vinse un premio in un concorso a “libera partecipazione coatta” per giovani fascisti italiani: praticamente tutti, ma solo un anno dopo scoprì il significato della parola libertà che, nel 1943, non era ancora liberazione. Durante la Seconda guerra mondiale aveva quell’età in cui non si veniva chiamati alle armi, ma aveva la capacità di guardarsi intorno, tentando di capire, riflettere e fare esperienze (anche quella di scansare le pallottole mentre tutti sparavano e si sparavano addosso). E li guardava tutti, fascisti come partigiani, soldati tedeschi, ma soprattutto quei soldati statunitensi, tutti afroamericani, che gli fecero conoscere i fumetti di Dick Tracy, il chewing-gum (talmente nuovo e gustoso che di notte lui metteva la cicca in un bicchiere d’acqua per tenerla al fresco per il giorno dopo). Ascoltò Radio Londra e quei messaggi ai partigiani, così poetici... “Il sole sorge ancora”, “Le rose fioriranno”, ecc.... In quella sua adolescenza osservò attentamente la dichiarata pace (“Mi diede una sensazione curiosa”), ma venne a conoscenza anche degli orrori dell’Olocausto, valutò le differenze tra dittatura, regimi totalitari, nazismo, fascismo, marxismo, stalinismo. Riuscì persino a considerare che il fascismo italiano creò anche un modo di vestire che all’estero ebbe più successo di Armani, Versace o Benetton. Non solo, ma se si può parlare di un solo nazismo, si può “giocare al fascismo” in molti modi e il nome del gioco non cambierà...

Ripubblicato in prossimità dell’anniversario della morte, questo saggio sottolinea ancora di più quanto Umberto Eco manchi a questa Italia, con la sua spinta costante a mettere in moto i “meccanismi del cervello”. Un testo pensato per gli studenti americani (1995), ma di così grande attualità che spaventa. Basta la piccola nota di apertura firmata proprio da Eco che sostiene: “Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’Ur-Fascismo, o il “fascismo eterno”. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!”. Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo”. Cos’altro si può aggiungere a queste parole così vere, da essere quasi impressionanti? Un invito esplicito ad aprire gli occhi in un momento sempre più difficile, come quello che stiamo vivendo, ogni giorno, tutti i giorni e da ogni parte del mondo, a discapito della libertà di ciascuno di essere, pensare, vestire, professare, credere (e molto altro), in totale autonomia. D’altronde non poteva essere diversamente: si tratta di Umberto Eco e delle sue esperienze e riflessioni, momenti vissuti e ricordi che sono lezioni di vita.



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