Il figlio del dio del tuono

Il figlio del dio del tuono
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Nell’immenso coperchio trapuntato di stelle che è il cielo sopra la Finlandia, risiedono i buoni Finnici defunti e le loro divinità, governate dal dio del Tuono Ukko Ylijumala, il più vecchio tra gli dei e loro capo supremo. È lui che d’estate decora il cielo sopra i Finnici con un bell’arcobaleno e d’inverno lo dipinge con luminose aurore boreali. Può far tremare la Terra, eruttare un vulcano, scatenare tempeste e provocare diluvi o uragani. Quando il mondo era abitato solo dai Finnici, Ukko era il signore della terra e delle acque. Ma i tempi sono cambiati e oggi nel mondo ci sono migliaia di altre popolazioni che praticano nuove religioni, ma la cosa peggiore è che persino i Finnici hanno smesso di credere in lui, convertitisi al cristianesimo. Deluse e arrabbiate per questo tradimento, le divinità decidono di inviare sulla terra Rutja, il figlio di Ukko, che avrà il compito di indagare e riconvertire il popolo. Presa la decisione, il giovane e possente dio scende sulla terra, scambiando le proprie sembianze con un modesto e apatico antiquario di nome Sampsa. Mentre l’uomo rimane chiuso in casa, Rutja prende il suo posto e inizia la sua missione. Viene così a sapere che in realtà anche il Dio cristiano non se la passa troppo bene, perché le chiese sono quasi deserte. Dopo aver convinto i primi seguaci con lampi e sfere elettriche, Rutja impartisce sei comandamenti, ai quali il popolo dovrà obbedire. Come Gesù, sceglie poi di compiere il miracolo della guarigione. Ma i Finnici sono un popolo ricco, gran parte delle malattie sono state debellate. La loro vera piaga è in realtà la depressione e la pazzia. Le case di cura, infatti, non riescono a contenere tutti i pazzi. Il dio Rutja decide quindi di aprire una clinica privata, per guarire i pazzi grazie alla folgoroterapia…

Ecco dunque i sei comandamenti di questa fede neoancestrale: 1. Ricordati di temere il tuono; 2. Non fare del male ai piccoli; 3. Proteggi la vita; 4. Rispetta i vecchi; 5. Vivi umanamente; 6. Non cedere. Obiettivamente, anche a voi, queste sei piccole regole non sembrerebbero sufficienti per vivere davvero una esistenza degna? Su questo, Paasilinna sembra proprio non voler fare dell’ironia, ironia che in realtà permea l’intera storia. Giocando tra il serio e il faceto, Paasilinna ci spiega come l’uomo abbia perso la capacità di credere e che necessiti di segni forti e persino violenti per scuotersi da quel torpore che da secoli lo avvolge. La religione cattolica non è più di una bandiera che sventola lassù, appesa al pennone, non significa ormai molto. Rutja non ha filtri, dice le cose come stanno, ha una missione e la compie egregiamente tanto che “sembra che la fede neoancestrale si propaghi più velocemente della Coca-Cola o delle lamette da barba Gillette al loro tempo”. I matti grazie alla folgoroterapia rinsaviscono e ciò, alla fine, per la Sanità finnica non è un bene. A chi daranno ora tutte quelle montagne di antidepressivi? Insomma, il governo si oppone all’azione dei Rutja, ma nulla può contro le guarigioni che scatenano un’ondata di conversioni. Creare un mondo bizzarro sovrapponendolo a quello reale, popolato da altrettanti personaggi bizzarri, vere e proprie caricature dell’uomo comune che fanno tutto ciò che non ti aspetteresti, è una caratteristica tipica della produzione di Paasilinna, dimostrazione che la letteratura nordica non è composta solo dai thriller e noir diventati ormai mainstream.



 

 
 
 
 

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