Il figlio dell'uomo

Il figlio dell'uomo
Corea del sud, anni '70. Un vagabondo viene trovato assassinato nei pressi di una Casa di Preghiera protestante. Del caso viene incaricato il sergente Nam, un poliziotto di provincia incolto e privo di fantasia, che si rende conto da subito di trovarsi di fronte ad un enigma senza senso: il morto è Min Yo-Sop, brillante studente di Teologia che ha sperperato il patrimonio di famiglia per aiutare i poveri, ha avuto una luga relazione con una donna sposata, e si è convertito a tesi eretiche ritenute assai pericolose. I testimoni che via via Nam interroga descrivono alternativamente Min Yo-Sop come un santo o come un demonio, e il poliziotto è sempre più confuso. Ma il senso della faccenda è forse nascosto tra le righe degli scritti del morto, tutti dedicati alla figura di Assuero, una sorta di 'Gesù parallelo' che è vissuto nello stesso periodo storico e negli stessi luoghi del Messia dei cristiani, tanto da far nascere molti dubbi su chi sia da considerare il 'vero' Gesù...
Lo scrittore coreano Yi Munyol stupì il mondo quasi un trentennio fa con questo romanzo-bomba che ora, in tempi di thriller teologici, Bompiani ripropone al pubblico italiano. E meno male, verrebbe da dire, perché si tratta di un inno a tratti rivoluzionario alla libertà religiosa, di una dichiarazione d'indipendenza gnostico-anarchica da un Dio-padrone invadente, opprimente, travisato. Sulfureo, sfrontato, controverso, Il figlio dell'uomo è vivamente consigliato a tutti gli spiriti liberi o aspiranti tali in circolazione. Astenersi perditempo.

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