Il fiordo di Killary

Il fiordo di Killary
Un'alba di un'estate come tante, lui è seduto finalmente accanto a lei. Sono sui tetti e la città di Cork ai loro piedi si sta svegliando con noncurante lentezza. Sono molto vicini. Tanto che a lui basterebbe allungare un dito per sfiorarle la clavicola. Eppure quel gesto tanto semplice pare un ostacolo insormontabile. Lei inclina ancora di più la spalla nuda sotto la spallina della canotta verso di lui, in evidente segno di apertura. Sono tre mesi che lui la desidera e ora che è lì a portata di mano non sembra trovare l'innesco per far scoccare la scintilla. Parla, spesso a vanvera, solo per riempire l'enorme distanza scavata tra di loro. Poi lei ha un gesto d'impazienza. “Forse è il caso che vada”, dice guardando tra le nuvole bianche che galleggiano tra i tetti rossastri. E lui ora capisce realmente che tempo a sua disposizione non ce n'è davvero più... Donie la prima volta che è salito sulla tratta Boyle-Dublino aveva sedici anni. Da allora - e sono passati vent'anni - tutti i giorni di tutte le settimane dell'anno rifà la stessa identica tratta con le stesse identiche modalità. Dalla conta dei gradini della passerella di ferro che lo separa dalla stazione all'attesa del suo treno controllandone sul suo Casio l'orario di arrivo, dal prendere il solito posto nella prima carrozza al saluto al controllore con la solita frase sul tempo, fino a cronometrarne durante il tragitto l'esatta puntualità fino alle 10.09.15, orario di arrivo previsto nella stazione di Connolly. Il respiro di Donie può tornare così a rilassarsi mentre come al solito si dirige verso il fiume Garavogue per dare un'occhiata alle anatre. Ma quel giorno la scansione metronomica della sua giornata sta per riservargli un'inaspettata sorpresa...
Kevin Barry, quarantacinquenne scrittore irlandese all'esordio in Italia con questa racconta di racconti selezionati tra i suoi precedenti lavori, dà voce ad una serie di personaggi davvero ben caratterizzati e ottimamente rappresentati. Un campionario di umanità squallidamente comune, presa a prestito dai pub fumosi delle periferie irlandesi o dalle strade delle sconfinate brughiere, fotografati mentre vivono storie semplici e apparentemente insignificanti ma agghiaccianti al tempo stesso. Dal road movie delle due anziane signore che si scopre poi cacciatrici di bambine allo strano albergo sul fiordo di Killary che durante una pioggia torrenziale sembra andare a fondo insieme ai suoi inquietanti clienti, oppure all'esitazione snervante e corrosiva di un ragazzo sui tetti di Cork nel baciare una sua coetanea. Una penna davvero interessante, da seguire con attenzione.

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