Il fiore rosso e il bastone

Il fiore rosso e il bastone
Il silenzio, infilato nei pertugi degli eventi che non si possono raccontare. Il potere, arrivato ad influenzare la mimica di bambini ed adulti. La felicità e la fortuna, diametralmente opposte sul filo teso dalla speranza. Infine la lingua quale ultimo, invalicabile confine tra le persone. Nascere, poi crescere, in un Paese stretto nella morsa della dittatura è esperienza sommamente complessa, capace di scatenare, una dopo l’altra, domande senza risposta, riflessioni senza approdo. Vuol dire, per la scrittrice Herta Müller, non riconoscersi in alcun luogo: che sia il piccolo villaggio nel Banato rumeno o la grande città in cui studiò per diventare una donna libera, la sua condizione di “diversa” tra gente “normale” rimane perpetua, inconciliabile con il regolare scorrere delle ore. Così, con le parole imbavagliate, la paura quale fedele compagna quotidiana fin dall’infanzia, la scrittrice propone una particolare, intima interpretazione della realtà: osservata e descritta dallo sventurato punto di vista di chi, non avendo modo di agire, si rifugia nel pensiero per poter decifrare uomini ed eventi. Sembra non esserci gioia, nel mondo di Herta, né un alito di vento che sollevi da terra l’urgenza di andare e ritornare sulle stesse, irrinunciabili questioni: come se non si fosse detto abbastanza della coercizione imposta dalle autorità, dell’influenza prepotente esercitata fin dai primi anni di scuola. Ciò che mai si allontana da questi scritti, capaci di prendere i caratteri del diario e della pubblica confessione, è la sinistra presenza della Morte: incarnata qui nelle mille fratture quotidiane, silente osservatrice delle pene umane. La Müller, dunque, senza voler incarnare il personaggio dell’esule o del perseguitato, riesce passo passo, con magnifica lucidità, a descrivere quanto di incredibilmente doloroso e assurdo possa esserci nella vita, osservata con gli occhi di chi sa di avere mille occhi addosso... 
“I libri non potevano cambiare niente, ma ci mostravano come sembriamo quando non si può realizzare la felicità”. Più che dichiarazione d’intenti un assunto che ha il sapore di una resa da parte di chi, con i libri, è uscita dai confini angusti imposti da una dittatura conoscendo popolarità e fama (ma non, si potrebbe dire quasi con certezza, alcun sollievo emotivo). Il fiore rosso e il bastone è l’ultimo libro di Herta Müller che l’ottimo editore Keller propone ai lettori italiani: una scelta, pubblicare i lavori di questa autrice sconosciuta fino a qualche anno fa, ripagata dal successo di pubblico e critica dopo la vittoria del Nobel per la letteratura, nel 2009. Anche qui, come nei precedenti romanzi e saggi, la strada da compiere per arrivare fino al centro nevralgico dei motivi che più premono per emergere in superficie è una ripida salita di montagna, resa accidentata da sassi, foglie, radici: da affrontare con cautela e passione, senza lasciarsi scoraggiare dalla prima difficoltà semantica, dal peso che ciascuna frase ha nella struttura ad “archi rampicanti” del volume. In poco più di cento pagine la Müller condensa ricordi d’infanzia e riflessioni “adulte” dettate da un’amara conoscenza del mondo, accendendo tanti piccoli lumi su temi complessi, delicati: libertà, gioia, inquietudine. L’autrice, qui come in altri contesti, fa della sua esistenza, radicata in una palude fatta di reciproco sospetto e diffidenza, un museo a cielo aperto, nel quale girovagare tenendo in allerta tutti i sensi: trovando, gli uni accanto agli altri, gli oggetti della quotidianità e i grandi avvenimenti storici, i membri della famiglia e i controllori al servizio del potere, i villaggi e le città, le grandi aspettative e i piccoli, insormontabili terrori di ogni giorno. Il fiore rosso e il bastone, condensando in sé i caratteri del diario, della confessione, del saggio, aggiunge un altro tassello alla conoscenza di una scrittrice divenuta personaggio pubblico senza perdere i caratteri della più tenace riservatezza. Gli affezionati non avranno dunque nessuna difficoltà a ritrovarsi tra pagine lievi e profonde, dense ma senza senz’affanno: i neofiti, invece, comprenderanno subito quanto sia bello avere a che fare con un intelletto sopraffino, capace di raccontarsi e raccontare usando voci ed espressioni intagliate nel legno pregiato di un’immensa bravura. 

 

 

 

 
 
 
 
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