Il fiume

Il fiume

Prima è arrivato l’odore acre del fumo. Ci sono voluti due giorni per riuscire a scorgerlo: Jack e Wynn stanno scendendo in canoa il fiume Maskwa, sono a due settimane dal villaggio più vicino, e sanno che quell’enorme incendio boschivo che hanno appena avvistato è ancora lontano, ma avanza inesorabile verso di loro da nord ovest, sospinto dal vento. L’idea migliore è raggiungere in fretta il lago Blueberries, e da lì prendere un idrovolante, ma l’area di atterraggio di quegli aggeggi è nel lago Pickle, molto più a monte, e loro non hanno un telefono satellitare per contattare i piloti e farsi venire a salvare. Hanno provato ad avvisare del pericolo i due texani ubriachi armati di fucile che hanno incontrato lungo il corso del fiume, ma ne hanno ricavato in cambio solo scherno ed una vaga sensazione di minaccia. E invece non sono riusciti a dire nulla a quella coppia che hanno udito litigare nella nebbia: troppo lontani, troppo impegnati nella loro discussione. Wynn e Jack sono migliori amici da tempo, pur avendo indoli e personalità molto diverse: il loro è un legame fondato sul comune amore per i libri, per l’escursionismo, la vita all’aria aperta e la pesca, e sono mesi che si preparano a quel viaggio, ognuno con il suo carico sentimentale di storie andate male, ognuno con il proprio vissuto. Hanno esperienza di sopravvivenza in condizioni anche estreme, scorte di cibo, e tutta l’attrezzatura necessaria. Ma ora sanno di dover far presto, per non dover fronteggiare il fuoco. E adesso è il pensiero di quella coppia fugacemente incrociata, forse ignara del pericolo incombente, a non dar loro pace. Wynn non ha dubbi: devono tornare indietro per metterli al corrente dell’incendio…

Già autore de Le stelle del cane, Peter Heller – scrittore, poeta, attivista ambientalista e giornalista newyorchese (collabora con riviste come “National Geographic Adventure”, “Men’s Journal” e “Outside Magazine”) – ne Il fiume ha trasposto la sua personale passione per il kayak e l’escursionismo in una trama che inserisce elementi thriller nella struttura del romanzo di avventura. La discesa di un corso d’acqua, un viaggio che da avventuroso assume i contorni dell’incubo, il contatto con una natura bellissima, violenta, crudele, selvaggia e con la brutalità dell’uomo: inevitabilmente il pensiero va a Dove porta il fiume - Un tranquillo week end di paura di James Dickey ed a Cuore di tenebra di Joseph Conrad, citati dai due protagonisti nel corso della narrazione, e a cui quest’opera rende esplicito omaggio. L’autore narra in terza persona, giocando sul contrappunto tra Jack e Wynn, tra visioni differenti dell’animo umano destinate a sperimentare i reciproci confini, senza mai sfociare in un vero conflitto a causa del legame tra i due. Forse in modo voluto, risulta appena sfiorato, per di più nel solo epilogo, quel che dei testi di Conrad (e della sua trasposizione cinematografica, il capolavoro di Francis Ford Coppola Apocalypse Now) e Dickey era il punto di forza: la rappresentazione del viaggio come metafora di ricerca ed evoluzione, di contatto con l’inconscio, con i propri reali limiti, con i propri demoni, con la parte più profonda, più selvaggia, più inconfessabile di se stessi. Lascia un po’ perplessi nella traduzione la ricerca della naturalezza nei dialoghi attraverso l’utilizzo di intercalari presi dal nostro linguaggio corrente: ve li immaginate due ragazzi canadesi che dicono “Madò” o “mizzica”?



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