Il fornaio

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Kiev ha un aeroporto nuovo di zecca, che sembra schiantarsi con tutto sé stesso addosso alla città. Maksim, che ha a Palermo un forno insieme ai suoi genitori, è tornato in Ucraina perché c’è una persona da incontrare con urgenza: si tratta di Yura, che suo padre aveva accolto in Italia come un figlio e che poi si era dovuto giocoforza spostare, perché nemmeno a Palermo il lavoro abbonda. A Cremona aveva fatto il muratore per dieci anni, il tempo necessario a mettere da parte i soldi e realizzare la ferrea volontà di tornare a Kiev. Anni prima Yura e la sua famiglia erano stati loro ospiti, ma quel vecchio amico aveva il vizio di esternare le sue simpatie fasciste, con tanto di oggettistica recuperata direttamente a Predappio. Poco tempo in Italia gli era stato sufficiente a nutrire il suo retroterra ideologico di anticomunista dell’Est Europa con una discutibile apologia del regime, e pur essendo stato egli stesso migrante esibiva orgogliosamente il suo disprezzo per i migranti di oggi, quelli africani, “diversi culturalmente”. Ma per quale motivo Maksim, italiano a tutti gli effetti, percorre a ritroso questo sentiero verso la terra d’origine? Suo cugino Sergey, fedele alle idee rivoluzionarie germogliate quando era ragazzo, è fuggito in Ucraina e si è arruolato fra i miliziani del Donbass. Di lui non si hanno più notizie: sparito, perso nel nulla. Dunque è la necessità di riallacciare il filo spezzato con un parente così prossimo, oltre che col passato e con la propria terra a spingerlo qui, in un inferno di guerra fratricida, rivoluzionari, miliziani ed estremisti di tutta Europa che si sono dati convegno sulla terra ucraina come mercenari…

Lorenzo Giroffi, campano della provincia di Caserta, ha studiato giornalismo e proprio nel mondo delle inchieste ha mosso i primi passi e si è messo in luce. Con documentari e reportage ha partecipato a svariati premi internazionali, aggiudicandosene alcuni. Le tematiche affrontate da queste sue indagini hanno spesso riguardato le situazioni estere di Paesi in crisi, in guerra o scossi da rivoluzioni: per citare qualche realtà del genere, basti citare Kosovo, Tunisia, Egitto, ma anche Donbass e Burkina Faso. Proprio in questi ultimi due casi ha sicuramente avuto l’occasione per mettere a fuoco i materiali che poi sono sfociati ne Il fornaio , romanzo in cui il sentiero verso l’Est Europa si interseca con quello che porta verso il Paese africano, dove forse Sergey da guerrigliero e rivoluzionario consumato sembra propenso a esportare i suoi ideali. Ma non solo, perché l’autore dimostra una conoscenza approfondita anche del sottobosco delle gare di boxe clandestina oltre che delle realtà criminali e dei mezzi che queste usano per prosperare e rendersi socialmente accettabili. Il tutto abilmente amalgamato in un intreccio avvincente, che forse pecca nelle parti dialogiche, non sempre realistiche e pienamente aderenti al parlato.



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