Il fuoco

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Un pittoresco villaggio affacciato sul mare di Scozia, i rumori ovattati provenienti dal porticciolo, le macchie di muffa che emergono sulle pareti bianche… nuova casa significa anche nuova vita. Da quando suo padre è morto per Anna e sua madre ricominciare è diventato un imperativo a cui obbedire ciecamente. Il trasloco improvviso a Saint Monans, una scuola nuova, volti sconosciuti in cui trovare il conforto dell’oblio, consapevoli che almeno loro non sanno, non hanno idea di cosa è successo a Birmingham e di chi sia Anna Clark, degli ultimi mesi trascorsi e dei suoi dolori. Tutto sembra distante adesso, ma i ricordi non si riesce a ricacciarli in nessuna valigia, quelli le restano attaccati sulla pelle e le raspano in gola, uno ad uno. Il corso di teatro che organizzano a scuola sembra una buona idea, o forse no? Costringeranno Anna a tirare fuori ciò che vuole nascondere, dimenticare, le sue nuove compagne non devono sapere, nessuno deve sapere che cosa è accaduto a quell’Anna Clark di Birmingham che ora cerca di sparire nell’ombra…

Ne Il fuoco Laura Bates narra una storia di (purtroppo) ordinario e odioso bullismo subito da una quindicenne e di quanto parole, maldicenze, menzogne possano nuocere a una persona, sia essa in un momento di fragilità e in una fase di crescita, sia invece più adulta e con strumenti di difesa. Il bullismo si mescola alla discriminazione sessuale, già, perché Anna è anche una femmina! E questo sembra esporla maggiormente alla pubblica gogna, per non parlare del silenzio colpevole e della superficialità di insegnanti e istituzione scolastica incapaci di proteggerla. Elemento di novità in questo che è un racconto di temi assai noti al pubblico YA è il parallelismo tra la storia di Anna e quella di Maggie, processata e accusata di stregoneria nel 1600. Tra le due giovani si crea una sorta di legame che supera spazio e tempo, riproponendo la ciclicità di una storia che si ripete nei suoi e(o)rrori. La Bates è fondatrice del progetto Everiday Sexism – raccolta di storie al femminile sulle esperienze di discriminazione sessuale e bullismo e da anni si espone in prima persona scrivendo di queste tematiche che è riduttivo chiamare femministe, su testate come “Time” e “Guardian”. Lineare e ben costruita la trama, ma a dire il vero ci si aspetta da un momento all’altro che a prevalere sia un senso di rivalsa e di ribellione forte che non arriva: le protagoniste sono loro malgrado due donne sconfitte, incapaci di mutare il proprio destino e in questa amara e ineluttabile parabola verghiana lasciano un sapore acre in bocca al lettore.



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