Il gatto del Dalai Lama e l’arte di fare le fusa

Il gatto del Dalai Lama e l’arte di fare le fusa
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La gatta del Dalai Lama, chiamata GGS (Gatta di Sua Santità) è una gatta himalayana molto amata e rispettata che ha il privilegio di stare a contatto con Sua Santità e di condividere con lui i luoghi e i momenti della sua vita. Ne raccoglie anche le perle di saggezza e l’aura di serenità e benessere che emana. Quando Sua Santità parte per un viaggio lascia alla sua gatta un compito: scoprire il valore dell’arte di fare le fusa. La gatta lo attende e vive la vita non solo del monastero di Namgyal che si affaccia sulla valle magica del Kangra dove abita amata e riverita, ma anche la vita al di fuori di esso e in modo particolare nel l’Himalaya Book cafè, nel quale lavorano Sam e Serena, la figlia della signora Trinci, la cuoca del Dalai Lama, che è a sua volta una famosa cuoca, tornata brevemente a casa prima di ritornare in un lussuoso ristorante europeo a coronare il suo sogno. Le cose però non andranno come ci si aspetta che vadano e la saggezza degli Jogi e di chi pratica la meditazione come pratica religiosa è il motore di ogni cambiamento…

La narrazione in prima persona da parte di un gatto non è una trovata nuova. Molto famoso per esempio è il romanzo di Rachel Wells Il gatto che aggiustava i cuori che grandissima fortuna ha avuto proprio per questo punto di vista particolare. La gatta del Dalai Lama (nel titolo al maschile, perché?) è il collante della storia che tiene insieme gli avvenimenti e li concatena, costruendo il filo delle storie che si intrecciano, si sovrappongono e costruiscono una storia che è un ciclo vitale. I personaggi umani sono tutti collegati a lei e anche i non umani, a costruire un mondo variegato, ma ricco di saggezza. La narrazione è intercalata da pensieri soffusi della saggezza della religione buddista e schiude al lettore un modo nuovo di vivere il reale, di concepire il proprio ruolo nell’universo e nella quotidianità. Piccoli consigli per una lettura nuova di ciò che si è e di ciò che vale la pena vivere. Il linguaggio è molto semplice anche quando tratta di contenuti di grande spessore e di forte impatto emotivo. Il punto di vista felino rende molto semplici e tangibili le regole della vera felicità, rendendole comprensibili e facilmente applicabili. Al lettore non resta che riflettere e decidere se vale la pena vivere, applicando l’arte di fare le fusa.



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