Il gatto Murr

Il gatto Murr
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Murr è un felino color cenere che si distingue dalla sua stirpe per una dote particolare. Nonostante le sue zampine non del tutto consone e la poca affinità con la scrittura che da secoli affligge i suoi avi, Murr infatti sa leggere. E ‒ cosa ancor più prodigiosa ‒ sa scrivere. E comporre dei poemi così colti e ben strutturati da provocare l’invidia di molti, perfino di un professore di estetica, un amico del suo padrone, Mastro Abraham, che riesce a smascherare i prodigiosi scritti grazie alla complicità del barboncino Ponto, amico di Murr solo fin quando questo non arreca danno ai suoi padroni umani e ai suoi interessi canini. L’autobiografia di Murr, scritta di suo felino pugno e resa pubblicabile grazie al lavoro di raccolta e collezione del curatore Hoffmann, rivela però un’altra interessante biografia. Nella fretta di far conoscere ai lettori le sue picaresche quanto filosofiche vicende, il buon Murr non si è accorto di aver scelto come supporto scrittorio proprio i fogli su cui qualcun altro già aveva vergato la biografia del maestro di cappella Johannes Kreisler, artista dall’animo profondo e dal talento originale, allievo e amico del suo padrone. Per il curatore è un bel problema dare omogeneità al testo: per quanto provi a seguire le vicende sentimentali di Murr, riporta alla luce anche la misteriosa avventura di Kreisler alla corte di Sieghartsweiler, il regno del principe Irenäus…

Scritto fra il 1819 e il 1821, Il gatto Murr ovvero Opinioni e vita del gatto Murr comprensive della biografia frammentaria del maestro di cappella Johannes Kreisler in forma di casuali scartafacci è l’opera più significativa di E.T.A. Hoffmann, sicuramente un manifesto romantico e al contempo precursore del genere fantastico che prenderà piede negli anni successivi grazie ad autori che ammirano apertamente il musicista, illustratore e scrittore tedesco, fra i quali Edgar Allan Poe, Nikolaj Vasil’evič Gogol’ o Charles Baudelaire. L’Orma ha il pregio di restituire all’editoria italiana l’opera completa di E.T.A. Hoffmann e valorizzare la creatività di un autore che nel nostro paese non gode della stessa attenzione di altri grandi romanzieri tedeschi. Il libro è inserito infatti all’interno della collana cui l’editore ha dato il nome di “Hoffmanniana”, curata e tradotta da Matteo Galli. Il romanzo, che in realtà ne contiene due, ha avuto in Italia una storia editoriale piuttosto tribolata. Nel 1930 infatti è stato pubblicato dall’editore Formiggini “monco”: Considerazioni filosofiche del gatto Murr comprendeva infatti soltanto le parti relative al piccolo felino, perché, scrive la traduttrice Rosina Pisaneschi, pubblicarlo nella sua interezza avrebbe significato “rinunziare a trovare al nostro autore più di dodici lettori” e d’altra parte era stata pubblicata pochi anni prima dall’editore Carabba la Biografia frammentaria del direttore d’orchestra Giovanni Kreisler, che invece conteneva l’altra metà del romanzo. La prima edizione integrale è per i tipi di Einaudi, nella collana “Milenni”, e risale al 1969. Il pregio di questa nuova edizione L’Orma, rinnovata e curata nella traduzione e nelle note – che rivelano la profonda conoscenza dell’universo hoffmanniano da parte del curatore – è anche quello di aver reso fruibile il libro attraverso notazioni grafiche che distinguono con i segni (M. cont.) – che sta per Murr continua e (Scart.) – ovvero Scartafacci, ciò che invece accade al maestro di cappella. I due protagonisti non si incontrano mai, se non sul finire del romanzo, eppure hanno in comune la passione per l’arte di per sé, in contrasto con quanti invece (come il cane Ponto) la sfruttano per ottenere favori e non per elevare lo spirito. L’arte sincera di Kreisler lo porta a una vita tribolata, in cui viene spesso scambiato per un pazzo, compreso unicamente dai cuori in cui alberga purezza. Un modo di vivere e interpretare la propria natura che trova una corrispondenza, più rozza certo ma altrettanto leale, nei gatti goliardici che Murr segue per un breve tratto della sua esistenza, attratto dai loro modi liberi e dall’amore per il canto che esprimono durante le loro riunioni notturne. Eppure Murr, a differenza di Kreisler, si adatta alle circostanze e non sa bene quale sia il suo ruolo nel mondo, mentre il maestro di cappella non tradisce mai se stesso, con una forza d’animo che alla fine trionfa sulla menzogna e sull’intrigo che la buona società spesso implica. Un libro complicato, certo, con diversi piani di lettura, ma in cui il lettore viene guidato con pazienza attraverso un imponente apparato critico. Un ottimo modo per conoscere meglio uno dei maestri del fantastico.



 

 

 

 
 
 
 

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