Il Genio italiano

Il Genio italiano

Una piccola penisola dell'Europa meridionale, “appendice pendula e sghemba”, “sparuto territorio”: l’Italia, nella quale lungo i secoli si sono accavallate, incrociate, mischiate e azzuffate le Italie. In quest’appendice brillano come scintille manifestazioni di “genio italico”, ovvero l’anticipazione, il balenamento del concetto iniziale, la soluzione più semplice e immediata. La Magna Grecia: Pitagora e Parmenide, Empedocle e Archimede; la Toscana, luogo dal quale ha origine il primo dei tre genomi italici e la prima popolazione europea per primogenitura genetica (secondo quanto ricostruito dal “Progetto Genoma Umano”), e la civiltà etrusca d'architettura e scultura; Roma, e l’italica risata, la vis comica, l’impero romano e le influenze e tolleranze culturali; la Roma di Giulio Cesare, Cicerone e Lucrezio, Virgilio, Quintiliano e Marco Aurelio; il Medioevo dei viaggiatori e dei mercanti, dell’esplorazione dei mari e delle prime università, il Medioevo di Dante e della sua Commedia. E ancora: la “Rinascenza”, l’uomo nuovo, l’uomo della prospettiva e dell’armonia delle forme, l’uomo machiavellico e l’uomo di Leonardo da Vinci; la poderosa cavalcata della scultura italiana, l’architettura e la museologia, lo straripante barocco e le altrettanto straripanti espressioni musicali; l’ingegneria e l'urbanistica, il diritto e la diplomazia, l’eroismo e il malaffare, il cibo e le trovate “senza brevetto”…

Venticinque secoli di civiltà italiana è il sottotitolo – e l’ambizioso intento – del saggio di Sergio Pasqualini, professore di letteratura italiana e storia nella città di Ancona. Pasqualini insegue il genio italico nelle sue declinazioni – come noto, sorprendenti nel numero e nel dinamismo – che caratterizzano le età del Paese prese in considerazione dal testo (Prima di Roma, Roma, Medioevo, Rinascenza, Età moderna, Novecento). L’entusiasmo non gli manca, dà una notevole spinta al racconto, lo fa muovere per guizzi e digressioni, associazioni di idee e aneddotica. Disordinatamente, la catalogazione di invenzioni, idee precursori, curiosità lessicali e fenomeni di costume si mischia a un confuso e frettoloso affastellamento, affresco in itinere che vuole metter tanto, troppo, in poco meno di trecento pagine. Ma può anche funzionare, basta aprire una qualche pagina e perdersi un po’ in qualche nome, qualche oggetto, qualche rimando che costituisce il nostro edificio culturale, o magari seguire il filo del grande racconto di uomini “geniali”, pur trattandosi sempre di un rapido elenco, una rassegna/prontuario (anche se alcuni di questi uomini, vedi Dante e Leonardo, scalpitano e ottengono qualche pagina in più!) come monito a riscoprire, pungolo di curiosità per i giovani a venire (si perdonerà l’inevitabile retorica).



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