Il giallo di Villa Nebbia

Il giallo di Villa Nebbia

C’è una villa, a poche curve dalla cittadina più vicina, dalla vita e dalle persone che svolgono una esistenza normale – o almeno ci provano. La villa è quasi sempre circondata dalla nebbia, quasi fosse un elemento fondante della natura del luogo, una nebbia fitta e umida che permea il parco circostante e le persone che la abitano. Basta fare qualche chilometro che la nebbia si dirada e il sole ritorna a splendere e la villa scompare alle spalle come se la “terra di mezzo” dove posa l’abbia inghiottita, nascosta in una dimensione senza tempo. Un posto così è abitato solo da chi vi è costretto dalle circostanze della vita o da chi lo sceglie convintamente per sottrarsi a pregiudizi, maldicenze, sospetti e angherie. Ed è il caso di Piero Bianchi. Vedovo di una consorte suicida, accusato dai suoi compaesani di essere un omicida, allontanato dalla figlia che non risponde alle sue chiamate e lo considera ormai un estraneo, Piero è un uomo solo, piegato dalle disgrazie e dalle sue dipendenze. Così, quando scopre che alla villa cercano un custode, si presenta al colloquio, perché quello lui non lo considera solo un lavoro, ma l’ultima spiaggia, un rifugio dove vivere in isolamento e tranquillità il resto della sua vita da naufrago esistenziale. Solo e libero dalle occhiate, dalle parole, dalle vessazioni di un paese che uccide in modi diversi i propri abitanti pensando di fare giustizia. Piero viene assunto. La paga è poco più di una elemosina, l’alloggio poco più di una grotta senza comodità, la villa cade a pezzi e ha bisogno di manutenzione e lavori di una certa entità, i proprietari sono strani, inquietanti e senza vere risorse economiche. Ma Piero finalmente respira aria nuova e si mette subito al lavoro per migliorare il suo alloggio e la villa. O almeno tenta di farlo, perché la nebbia che circonda la villa sembra nascondere anche altro. Presenze inquietanti, un passato di morte, terribili segreti di famiglia che dagli occhi di volti impressi in foto scolorite paiono invitarlo a dare loro verità e pace. Oppure no? Oppure Piero Bianchi si sta immaginando tutto, facendosi influenzare dal luogo, dalle storie di paese e dalla morte recente dell’avvocato che lo ha appena assunto? Che cosa è veramente Villa Nebbia?

A volte vengo tacciata di scarsa indulgenza perché mi ostino a criticare quel genere di scrittori che riescono a sfornare un libro all’anno o peggio anche due o tre. Libri che il novanta per cento delle volte sono tirati via, con storie poco affascinanti e personaggi che non colpiscono per nessun motivo, neppure per la loro piattezza. Eppure continuano imperterriti, come in una catena di montaggio. La peggiore mancanza di rispetto che si possa avere nei confronti dei lettori. Poi, per fortuna, ci sono gli scrittori che i propri lettori invece li amano così tanto da concedersi tutto il tempo necessario per scrivere un libro sofisticato, pensato, realizzato con cura e passione in ogni singolo dettaglio. Quasi come fosse una manifattura artigianale. E un libro in effetti dovrebbe esserlo. Il giallo di Villa Nebbia ha avuto una gestazione di cinque anni. Un tempo che ha visto le pagine e la storia maturare e aromatizzarsi come le prestigiose grappe barricate. Un tempo che ha visto lo stesso autore diventare uno scrittore diverso. Un artigiano della parola che ha imparato a essere uno scrittore evocativo e insieme preciso e raffinato. Il romanzo di Roberto Carboni è bello perché ha una bella storia, ma è addirittura unico per il modo in cui la storia in questione viene raccontata. La perfezione dei dialoghi, delle descrizioni, dei personaggi e del loro modo di esprimersi. Un libro cesellato mese dopo mese. Aggiungendo e sottraendo qui e là ispirazione, lavoro di scrittura e pensiero per i lettori. Dalla prima all’ultima pagina chi legge Il giallo di Villa Nebbia ha la stupenda sensazione che la storia sia narrata dall’autore proprio a lui, solo a lui. Che lo stesso autore gli racconti dei personaggi, di come loro si sentono, di quello che desiderano fare e di quello che invece li spaventa a morte. Roberto Carboni mi ha detto che alla fine questo libro, più che un giallo, è un romanzo di amore. E io concordo: è un romanzo sull’amore tra autore e lettori. E per chi ama leggere non c’è amore più profondo.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER