Il giardino delle parole

Il giardino delle parole
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È maggio e piove a dirotto. Takao Akizuki scende dal treno a Shinjuku, è frustrato dal suo essere un quindicenne e detesta chi gli sta intorno. Non ha voglia di risalire sulla metropolitana, non riuscirebbe a sopportare il contatto con le persone e decide di fare una passeggiata sotto la pioggia, protetto dall’ombrello “altoparlante del cielo” e marinare la scuola. Camminare lo rasserena, il suo sguardo osserva i dintorni, incantato dalla grande Docomo Tower di Yoyogi e viene catturato dal lussureggiante parco privato della zona. Decide di pagare il biglietto e perdersi tra la vegetazione, mentre passeggia in solitudine il corso dei suoi pensieri torna ai fatti di due anni prima. Il primo ricordo è quello della madre ubriaca, con gli occhi arrossati dalle lacrime la sera che gli annuncia l’imminente divorzio. La scuola e le passeggiate con l’amica Miho Kasuga, che dopo aver esplorato i parchi lungo i binari e vicino alle loro case, lo aveva portato a scoprire quel giardino rigoglioso di alberi esotici, tra le cui fronde esplode il cinguettare degli uccelli. Il primo bacio dato a Miho, il litigio a causa della sua immaturità e la partenza inaspettata della ragazza. I contrasti col fratello maggiore che non lo capisce e si vergogna di lui, della sua passione per le scarpe femminili. Avanza sotto le foglie battute dalla pioggia e resta sorpreso quando scopre seduta sotto il gazebo una donna che sorseggia una birra. Lei si volta udendo i suoi passi e i loro sguardi s’incrociano. Per Takao è un’emozione intensa, lei è bellissima, lei è l’essenza stessa della pioggia, lei è tutto…

È un amore nutrito di solitudine e desiderio di salvezza quello che nasce tra Takao e la ventisettenne professoressa Yukino e rivela la sensibilità del regista nipponico Makoto Shinkai, influenzato nel suo lavoro da Murakami e Miyazaki. Shinkai scrive “una storia di solitudine e tristezza, molto prima che di amore”. Un amore costruito su semplici sguardi e sul bisogno della reciproca vicinanza, senza mai scadere in qualcosa di scabroso. Tutto nella narrazione concorre a costruire malinconiche sensazioni: la pioggia incessante, il bere continuo di alcuni personaggi che così nascondono il dolore, il rimpianto di azioni incompiute. Il giardino in cui Takao e Yukino s’incontrano è uno scudo che li protegge dalla fredda e caotica Tokyo, proiettata verso la produttività, il successo, gli schemi precostituiti, tanto da soffocare chi non riesce a stare al passo. Il libro è stato scritto dopo il film d’animazione omonimo realizzato nel 2013 da Shinkai. Nel film il punto di vista usato è quello dei due protagonisti, nel libro invece ogni capitolo dà voce a un personaggio. Prima di ogni capitolo viene riportato un brano del Man’yōshū, la più antica antologia poetica giapponese. Nulla nel romanzo è lasciato al caso, ogni dettaglio è frutto di studio e documentazione, dall’ambientazione nelle aule liceali all’attività di calzolaio di Takao. La produzione cinematografica di Shinkai spazia dal sentimentale al fantascientifico e ha dato vita a film come 5 cm per second presentato in Italia nel 2008, al più recente Your Name del 2016. L’attuale produzione, di cui ancora si ignorano i dettagli, richiederà qualche anno di lavorazione prima di approdare al cinema e far di nuovo felici i fan del regista.



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