Il giardino delle pesche e delle rose

Il giardino delle pesche e delle rose
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Ad Agosto Parigi è torrida, la Senna infestata, maleodorante; Vianne Rocher è inquieta, in balia di uno strano presentimento. Riceve una lettera della sua amica Armande, morta anni prima, che le chiede, in quella missiva, lungamente custodita  dal nipote, di tornare a Lansquenet, perché qualcuno ha bisogno di lei … Vianne decide di partire, ritrovandosi con le figlie nel paese dove otto anni prima aveva aperto una chocolaterie. Tutto è cambiato: la gente, l’atmosfera. Un Minareto si staglia all’orizzonte, risuona nell’aria il richiamo alla preghiera, le donne in niqab accorrono dai vicoli ove si è insediata una nuova comunità di magrebini, nei pressi del fiume Tannes. Ma i rapporti tra gli abitanti del luogo e i musulmani sono diventati tesi dopo l’arrivo di una donna inquietante, sempre velata, che ha portato una ventata d’integralismo e iatture, inducendo uomini e donne alla ripresa dei costumi più arcaici dell’Islam, col risultato di inasprire il dialogo, prima amichevole, tra mondi divenuti ormai inconciliabili. Tutti si chiedono che volto abbia, da quali oscuri legami tragga il suo potere malefico di persuasione, la capacità di catalizzare l’odio su di sé  anche da parte di molte donne magrebine. È l’inizio di una guerra sotterranea tra religioni, ma soprattutto tra giusti e prevaricatori, tra uomini che praticano il bene e uomini che perseguono il male, rinnegando il Dio in nome del quale agiscono. Al culmine delle tensioni, una piccola scuola islamica verrà incendiata, una giovane donna tenta il suicidio; tutti accusano  del rogo il povero il Reynaud, curato di Lansquenet; l’odio  sembra  trionfare sulla ragione. Vianne, con il suo acume e la sua umanità profondissima, riesce ad aprirsi una breccia in quel mondo…
Molti di voi ricorderanno il film “Chocolat”, tratto dall’omonimo romanzo di Joanne Harris, e la sua seducente protagonista impersonata da una splendente Juliette Binoche. Ebbene, Il giardino delle pesche e delle rose è il seguito di quella vicenda, ultimo tomo di una trilogia che segue le vicissitudini della protagonista, perennemente alla ricerca della parte randagia di sé. L’avevamo lasciata a Parigi, su una barca ormeggiata lungo la Senna: una casa galleggiante divisa con Roux, suo compagno e le due figlie Anouk e Rosette, paga di un’esistenza spartana ma libera, con la possibilità di salpare e cambiare rotta in qualsiasi momento. In questo romanzo Vianne torna alle radici, nel luogo in cui tutto ebbe inizio, misurandosi con l’incompiutezza del passato, la difficoltà di decifrare il presente. La scrittura, raffinata e pregevole, è un intarsio moresco fortemente sensoriale,  olfattiva e tattile;  le scene in cui  Vianne rimescola  cioccolato e cardamomo,  con tutta la grazie e la voluttà che  solo lei riesce a distillare, ci lasciano languire  in una perenne  acquolina. Il personaggio risplende di una sensualità carnale quanto metafisica, paragonabile solo a certi tramonti infuocati sulla Tannes. A Vianne ci si affeziona, acciambellati vicino al focolare della sua cucina, tra vapori speziati che sanno d’infanzia  perduta, di luoghi magici e consolatori, densi di memorie malinconiche. Il romanzo è un toccasana per tutti, come un vin brulé in una giornata innevata, ottimo con le prime brume  d’autunno, perfetto  con  plaid d’accompagnamento e  cioccolata fumante  “di rinforzo”.
 

 

 

 
 
 
 
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