Il gigante sepolto

Il gigante sepolto
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In un villaggio immerso nella natura nel cuore dell’Inghilterra vivono Axl e Beatrice, una coppia di anziani. Sono stanchi di vivere lì. Desiderano andare a trovare il loro figlio che vive in un villaggio vicino. Non è prudente mettersi in viaggio. Eppure i due si fanno coraggio. Hanno esperienza, sanno come muoversi e vogliono riabbracciare il figlio. E, perché no, fare un viaggio, riavvicinarsi alla natura, immergersi in essa, riannodare i fili della memoria. Partire è sempre rimettersi in gioco. Il viaggio dovrebbe durare solo un paio di giorni: due giorni ricchi di incontri, di scoperte. Un barcaiolo carontiano che traghetta coppie come loro verso un’isola “dalle qualità particolari”, lasciando spesso a terra lugubri vedove; villaggi attaccati da orchi e preda di crudeli superstizioni; elfi, folletti, draghi, guaritori e monaci infidi, un cavaliere, ser Galvano, anziano nipote di Artù, dai modi cavallerescamente senili e donchisciotteschi, affezionato al ronzino Orazio compagno di tante avventure… Axl e Beatrice ricordano durante il viaggio la loro vita trascorsa assieme, ne emergono ricordi bellissimi e profondi dolori, un amore che ha superato ogni difficoltà seppur costellato da dissapori ben celati e così profondi che nessuno dei due protagonisti riesce mai a parlarne in maniera chiara. Un viaggio che li porterà a riflettere, a scoprire qualcosa del mondo che li circonda e del loro legame così profondo e indissolubile…

Ambientato in un’epoca non definita, verosimilmente subito dopo la morte di re Artù, Il gigante sepolto è un romanzo complesso scritto dal premio Nobel per la letteratura del 2017 Kazuo Ishiguro. Tutto pare avvolto nella nebbia, presenza fissa e costante, nella narrazione. Sappiamo pochissimo dei protagonisti, molto poco dell’ambientazione, non ci è chiara la meta del viaggio né ben definiti i personaggi che i due protagonisti incontrano durante tutto il loro iter. È come se il “contorno” interessasse poco allo scrittore di origini nipponiche. Quel che importa sono Axl e Beatrice, il loro rapporto, i loro ricordi, questo costante rimando al loro passato, a questo amore che li ha legati per una vita e che li tiene saldamente assieme nonostante le divergenze, nonostante antichi dissapori. Ishiguro osa tantissimo: cerca di ricreare un vero e proprio romanzo cavalleresco. Eppure “tradisce” tutti i parametri del genere. Non ci sono tornei, avventure epocali, scontri all’ultimo sangue, duelli. Ishiguro riflette sul tema del viaggio come scoperta di se stessi, come rimettersi in gioco nonostante l’età, della memoria che riaffiora: presto o tardi, tutti noi siamo chiamati a fare i conti con il nostro passato. Il gigante sepolto è probabilmente il libro meno “universale”, meno “per tutti” che lo scrittore Premio Nobel per la Letteratura 2017 ha scritto. Ha scommesso. Ha tentato. La sua bravura non si mette in discussione perché solo un vero maestro dello scrivere riesce costruire e a realizzare un lavoro simile. Eppure Il gigante sepolto non entusiasma mai, non emoziona, sembra non decolli mai realmente. Il lettore è spesso disorientato da avvenimenti che appaiono quasi scollegati tra loro. Il filo rosso è la memoria dei due protagonisti: passato e presente convivono in loro. Intervistato anni fa Ishiguro ha definito Il gigante sepolto: “Un tentativo di defamiliarizzare cose familiari, per far vedere in modo efficace fatti ai quali ci siamo tanto abituati da non accorgercene più”. Un tentativo certamente riuscito.



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