Il gioco di Gerald

“Gerald, perché non lasciamo stare?” Di tutto ha voglia Jessie tranne che di starsene lì, ammanettata a un letto con addosso solo un paio di slip per soddisfare le voglie di Gerald, suo marito. Dopo vent’anni di matrimonio, Jessie non ha ancora trovato il coraggio di dirgli che i suoi giochini erotici non la eccitano per niente. Gerald non l’ascolta: dopotutto protestare fa parte del suo gioco e non è disposto a rinunciarvi così facilmente, a costo di usare la forza. Ma nemmeno Jessie è disposta a cedere - non questa volta - e quasi inconsciamente assesta un bel calcio nelle parti basse del marito. Non può certo immaginare che Gerald venga colto da un malore: l’uomo muore in pochi minuti, senza che lei possa far niente per salvarlo. Per Jessie comincia così un incubo: ammanettata a un letto in una casetta sulla deserta sponda settentrionale del Kashwakamak, lontano da ogni centro abitato, di fianco al cadavere del marito e perseguitata da un’oscura presenza...

Jessie morirà attaccata a quelle manette? Potrà liberarsi senza perdere la sua mano? Cos’è questa misteriosa presenza che si avvicina? E cos’ha a che vedere con il ricordo di suo padre quando lei era bambina? Queste sono le domande che il lettore si pone dal secondo capitolo in poi. Per tutte le oltre 300 pagine del romanzo Jessie non si muoverà dal suo letto ma intorno a lei e soprattutto dentro di lei succederanno cose terribili. Il gioco di Gerald si divide in due parti che si intrecciano continuamente: i tentativi di Jessie di liberarsi e i flashback che la tormentano con ricordi che avrebbe preferito dimenticare. Non è una storia d’orrore e pur essendo estremamente angosciante non è ai livelli di opere come It: in certe parti si è quasi tentati di sbirciare qualche pagina più avanti per vedere cosa sta per succedere. Nonostante le premesse, King vuole che il lettore si concentri su un tema serio come l’abuso, e ci fa riflettere sulle sue terribili conseguenze psicologiche. Un thriller in cui è la mente la vera protagonista.



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