Il gioco indiscreto di Xuan

Il gioco indiscreto di Xuan
Xuan il Rosso è un umile raccattapalle in un pretenzioso tennis club di Hanoi. Compie un passo falso che potrebbe decretarne la rovina, ma invece lo porta ai più alti livelli della grottesca società mista popolata da indigeni ansiosi di scimmiottare i loro protettori francesi. Tutti qui sono talmente assorbiti dal culto della Occidentalizzazione da perdere di vista sia lo spettacolo comico e a tratti grottesco che danno di sé, sia la rozza volgarità di Xuan. La scalata di Xuan in questo nuovo mondo è fulminea: dalla galera alla professione medica, passando per il negozio di abbigliamento femminile “Civilizzazione” si compie un’inarrestabile marcia trionfale attraverso i cuori e le menti di una delle famiglie più in vista della città, a cominciare dal fortuito incontro con la giovane donna il cui cognome, Minh, unito a Van, quello della Giovane Pertica che ha sposato, significa Civilizzazione, per passare alla procace ma attempata zia di lei, la Vedova del Vicedoganiere, la cui pertinace fedeltà, unita a pantagruelici appetiti sensuali, ha portato alla tomba due mariti e prodotto un figlio ritardato...
Attraverso un crescendo di malintesi, piccole bugie, grandi sotterfugi, meschinità e volgarità, procede di pagina in pagina l’affresco di una società che ha rinnegato se stessa e la propria cultura, che insegue affannosamente il mito della modernizzazione rincorrendone i simboli esteriori: gli abiti, lo sport, i costumi, ma che farebbe di tutto per liberarsi di gravose zavorre della tradizione, siano esse incarnate da un vecchio avo che si ostina a vivere, che la medicina tradizionale, gli indovini, i mendicanti, gli “stupidi” Annamiti. Su tutti vigila una inerme polizia di quartiere, costretta ogni giorno a inventare nuovi pretesti per poter elevare la quantità di multe richieste in un quartiere sonnacchioso e benestante. Ogni personaggio del libro è un divertente affresco a sé stante, un campionario unico di vizi, meschinità, arrivismo, ma sono soprattutto i ricchi borghesi ad uscirne messi alla berlina: l’oppiomane venerabile Hong, il cornuto impiegato delle poste, la giovane e viziata Tuyet, i boriosi medici Phe e Ty, il sarto Ald. Ciascuno di essi è portatore della propria personale “ansia di civilizzazione”, e tutte vanno a comporre l’elegia dell’effimero che è la celebrazione dell’antieroe Xuan e della sua ascesa.

 

 

 

 
 
 
 
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