Il giorno degli eroi

Il giorno degli eroi
È una tranquilla mattina di fine giugno del 1914. Silvio ha quindici anni e adopera duramente  la vanga nel campo dietro la casa dei genitori. È il quarto di sette fratelli. Tre di loro (due maschi e una femmina) sono morti ancora bambini. Il padre di Silvio, detto Nane, lavora la sua terra aspra senza una mano per colpa di un incauto colpo d’accetta,  sviluppando così l’altro, superstite, arto superiore. Ada Fornari è sua moglie, di origine friulana, donna profondamente devota a Dio, segnata dalla vita e da un matrimonio senza amore. La famiglia conserva una vita abitudinaria, sorda ai fatti del mondo, anche quando l’Austria muove improvvisamente guerra alla Serbia, provocando un effetto domino che coinvolge la Germania, la Russia e la Francia…
Forte di un artigianato letterario di livello elevato e di uno stile sobrio ed elegante - che si fonda su un periodare breve, quasi spezzato che valorizza, senza regionalismi gratuiti, l’espressività della parlata veneta - nella sua opera Sgardoli elude la retorica del pacifismo antibellicista e proietta quasi realisticamente il lettore negli anni della Grande Guerra e nella quotidianità degli eventi narrati (ottima la trovata di riprodurre i titoli dei quotidiani italiani dell’epoca). Spigoloso ritratto dell’epopea dei morti anonimi, con squarci narrativi toccanti (primi fra tutti i climi irreali delle ricorrenze festive nelle trincee) il libro in alcuni luoghi evoca le cantautorali  atmosfere  di brani come Generale di De Gregori. Con un finale degno del De Andrè de La Guerra di Piero.

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