Il giorno dei morti - L’autunno del commissario Ricciardi

Il giorno dei morti - L’autunno del commissario Ricciardi
“Quando l’alba tirò fuori dalla notte e dalla pioggia i contorni delle cose, se qualcuno fosse passato avrebbe visto il cane e il bambino… a stento si distinguevano nella luce incerta del primo mattino… Il cane sta aspettando. Il bambino non ha più sogni”. È quasi l’alba quando viene segnalato alla questura il ritrovamento di un corpo ai piedi dello scalone che porta a Capodimonte, appoggiato come fosse seduto, incurante della pioggia che inzuppa lui e il bastardino che gli siede accanto: è il corpo di un bambino. Il commissario Ricciardi, accompagnato dal fedele brigadiere Maione, stavolta è perplesso, non vedere il bambino nell’attimo della morte, sul luogo del ritrovamento, significa che il bambino non è morto lì, che c’è chi sa, chi è coinvolto. Ma mancano solo otto giorni alla visita che il Duce farà a Napoli, e certe intemperanze non sono ammesse, tutto deve risultare perfetto, l’omicidio di un bambino non è contemplato. Come ai giorni nostri scompare l’immondizia, così nel 1931 si cerca di nascondere le magagne. Matteo soprannominato Tettè era uno scugnizzo senza famiglia, viveva sotto l’ala protettrice della parrocchia, ma nessuno si è accorto che mancava, e le domande di Ricciardi fanno muovere la curia. Lo strano commissario è da tenere d’occhio, rischia di mandare all’aria i piani ambiziosi del vice questore Garzo, che spera in un rapido avanzamento di carriera, e la sua richiesta di ferie viene accolta con sollievo, anche se lui le chiede per poter indagare senza essere dover rendere conto. E lo farà a rischio della sua stessa vita. Intorno a quest’uomo, che cerca  una verità che si nasconde, per dare dignità a quel morticino che nei suoi pochi anni ha conosciuto solo miseria e dolore, si intrecciano le vicende di Livia, vedova Vezzi, splendida donna, amica personale di Edda Ciano, infatuata o forse innamorata del commissario, della dolce Enrica, giovane dirimpettaia che Ricciardi la sera guarda ricamare, amandola di un amore tenero fatto di sguardi, di lettere, di pensieri, segretamente incoraggiato dalla vecchia tata Rosa, che ama questo strano uomo come fosse un figlio, dei bambini di strada che dividevano la misera con Tettè, del parroco corrotto che presta i soldi a strozzo e vuole chiudere la questione prima che si scoprano i suoi traffici…
Si arriva alla fine con il cuore stretto in una morsa, senza capire se il protagonista è Tettè o  Ricciardi che indaga ostinatamente. O se di nuovo, come sempre nei romanzi di de Giovanni, la protagonista assoluta sia la vita. La vita e la morte, le passioni che muovono il mondo, e che lui ambienta a Napoli, dove è tutto concentrato e ampliato all’inverosimile. Difficile da definire il genere di questo romanzo, tecnicamente è un noir, il plot è decisamente giallo, con qualche richiamo a Madame Agatha, gli indiziati sono tutti plausibili, e il colpevole è quello che non ti aspetti, ma come già detto in realtà de Giovanni descrive la gente, ogni tipo di persona che può capitarci di incontrare. E lo fa con un linguaggio mai banale, una scrittura che senza nascondere nessuna bruttura riesce ad essere quasi più poetica. Ha imparato a scrivere per il teatro de Giovanni, e si sente. I tempi della scrittura sono perfetti. Lui sostiene di essere solo un portavoce, che i personaggi hanno vite autonome che lui si limita a mettere sulla carta, ma se anche è così lo fa con maestria rara. Non è un libro facile, la violenza e il sopruso su un bambino sono difficili da digerire, le ingerenze della politica, gli squallidi personaggi che passerebbero su chiunque per il loro tornaconto… ma per contro, c’è anche la certezza incrollabile che ci sono persone buone, che per ogni stortura ci sarà qualcuno che cercherà di raddrizzarla. Chi non abbia letto i precedenti libri della Quadrilogia delle stagioni potrebbe trovarsi spiazzato dalla “facoltà” di Ricciardi, ma chi riesce a lasciarsi trascinare, chi cerca un libro che resti dentro, che lasci qualcosa di duraturo non si pentirà di averlo letto.

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