Il giorno della civetta

Il giorno della civetta
Uno sparo squarcia la quiete di un sonnacchioso e mite paesino siciliano. In piazza Garibaldi c’è un uomo riverso a terra. È morto. I passeggeri dell’autobus in partenza per Palermo si defilano; il venditore di panelle all’angolo della piazza si getta faccia a terra e subito dopo, accortosi dello scampato pericolo, si allontana in silenzio. Il cadavere è sotto il sole, unico reale testimone dell’accaduto. Cu fu?
Universalmente riconosciuto come uno dei più importanti romanzi sulla mafia, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia riesce più di qualunque inchiesta o reportage a mostrare il modus operandi di una delle organizzazioni criminali più potenti del mondo. Intimidazioni, morti di lupara bianca, articolate ramificazioni politiche e attività diversificate hanno permesso alla “piovra” di Cosa Nostra di estendere i propri tentacoli in ogni angolo del globo, tenendo sempre in gran considerazione le sue origini: l’Italia e, più specificatamente, la Sicilia. Ed è principalmente di Sicilia che si parla in quest’opera, una Sicilia intimidita nascosta sotto una scorza di apparente serenità, un luogo che è soprattutto un modo di vivere e di essere che viene soggiogato da una forza oscura, della quale nelle stanze dei bottoni si è stati disposti perfino a negarne l’esistenza. Il capitano Bellodi, trasferito lì da Parma e determinato a fare chiarezza sull’omicidio di Salvatore Colasberna, nel quale vede una chiara matrice mafiosa, è immediatamente inviso alla comunità chiusa e spaventata del piccolo paese, omertosa e diffidente come chi è sempre stato abituato a lavare i panni sporchi in casa. È una storia di “uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà”, stando alle rigide categorie umane di cui ci rende edotti  don Mariano Arena, padrino cinico e spietato, non sprovvisto di senso dell’onore e abilità politica. Gli interrogativi posti dall’autore - tristemente ancora attuali -mettono al centro delle nostre riflessioni un’Italia ormai simile a quella Sicilia, in cui è più facile voltarsi dall’altra parte che prendere posizione contro chi, giorno dopo giorno, si spartisce illegalmente il potere. Evidentemente aveva ragione don Arena: “i pigliainculo vanno diventando un esercito”.

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