Il giorno della tigre

Il giorno della tigre

Inizio 1700, da qualche parte nell’Oceano Pacifico, al largo del Madagascar. Josiah Inchbird, capitano della “Dowager”, sta tentando in tutti i modi di seminare la nave pirata apparsagli come per magia alle calcagna: questa ha prima esposto una bandiera nera e poi una rossa, sarà abbordaggio. Il capitano della “Fighting Cock” – la nave pirata – Jack Legrange, dal canto suo, sta già pregustando il bottino. Tuttavia non ha notato che un uomo, Tom Courteney, sta osservando la scena a bordo di uno sloop (il “Centaurus”): l’abbordaggio e la razzia procedono secondo i piani, fino a che non interviene l’equipaggio di Courteney che prima ingaggia una violenta battaglia con i pirati, poi incendia la “Fighting Cock”, ponendo fine alla loro angheria. Salvata la “Dowager”, Tom si trova a chiedere la consueta percentuale sulla merce e ad accontentarlo è Ana Duarte, un’insolita commerciante. Nel frattempo, ad High Weald, in Inghilterra, Francis Courteney, nipote di Tom, figlio di William – ucciso dallo stesso Tom –, e figlio adottivo di sir Walter, trova quest’ultimo morto suicida, con accanto un biglietto: è pieno di debiti e presto gli strozzini si approprieranno della tenuta. Allora sua madre, Alice, lo fa fuggire di nascosto, e Francis arriva a Londra dove, grazie al suo cognome, riesce a farsi ricevere dal capo della Compagnia delle Indie Orientali, sir Nicholas Childs, che gli promette di farlo lavorare in India. Prima però ha un altro compito da svolgere, aggirato dalle parole di sir Nicholas: trovare Tom Courteney ed ucciderlo...

Sedicesimo – per non dire ennesimo – capitolo della saga dei tanto amati Courteney: ambientato nel ‘700, Il giorno della tigre (scritto assieme a Tom Harper, alias Edwin Thomas) si colloca in quella che viene chiamata la Prima sezione (oppure Atto I) della saga, che racchiude la “prima era” della famiglia Courteney. Il protagonista indiscusso, Tom, ha tutte le qualità che sono richieste per essere un eroe: coraggioso, simpatico, forte, magnanimo ed un pizzico accattivante; i suoi lati oscuri, non appena vengono a galla, vengono sommersi puntualmente da una buona azione. Viceversa si può dire dei cattivi: che siano la Compagnia delle Indie Orientali – sì, esattamente la stessa della saga cinematografica de I pirati dei Caraibi ‒, oppure dei comuni pirati, o ancora delle popolazioni locali indiane non ha importanza. In ogni caso tutti saranno accecati dall’odio, dall’ira e dalla vendetta, avidi di potere e denaro e fisicamente spaventosi. L’eterno scontro tra Bene ed Male – che anima cartoni, film, serie tv e nel nostro caso romanzi – si conferma un’ottima ricetta per attrarre lettori: tutti, grandi e piccini, si immedesimano nell’eroe e con lui partono all’avventura verso ogni dove. Wilbur Smith questo l’ha capito bene da un pezzo e l’ha messo nel piatto con maestria, romanzo dopo romanzo, condendo poi il tutto con un pizzico di natura e di storia sociale. Due “optional” che non guastano mai.



 

 

 

 
 
 
 

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