Il giorno più buio

Il giorno più buio
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È una giornata speciale a Duluth, Minnesota: si corre l’annuale maratona cittadina, migliaia di atleti provenienti da ogni dove completano gli oltre 42 km di scenografico percorso lungo il lago ed i boschi, e la pioggia leggera non toglie nulla al clima di festosa partecipazione con cui gli abitanti seguono l’evento. Jonathan Stride, cinquantenne detective, aspetta sul traguardo Serena, sua moglie e collega, assieme a Cat, la ragazza diciassettenne che poco più di un anno prima hanno salvato, incinta, dalla strada, ed accolto nella loro casa come la figlia che non hanno mai avuto. Stride non è tranquillo: nel corso dell’anno Dawn Bash ‒ un’attivista che, dietro una apparente ed intransigente difesa della libertà di parola, cela attacchi feroci nei confronti dei musulmani, fomentando campagne d’odio ed opposti estremismi ‒ ha fatto di Duluth la sua base operativa. Anche Khan Rashid, tassista originario del Pakistan, felicemente integrato nella comunità locale con la sua famiglia, è alla maratona, alla ricerca di Malik, suo amico fraterno: teme stia per fare qualcosa di terribile; da un po’ di tempo Malik frequenta persone che parlano di jihad, il suo sguardo si è fatto duro, e non racconta a nessuno di cosa si parli in quelle periodiche riunioni a cui si reca a Minneapolis. Ed in effetti i timori del poliziotto e del tassista sembrano fondati: qualcuno si è preparato alla gara infilando in uno zainetto una pentola a pressione piena di polvere da sparo e frammenti metallici…

L’eco dell’atto terroristico compiuto alla maratona di Boston del 2013 risuona potente, esplicitamente evocato sin dalle pagine iniziali di questo thriller ben scritto e decisamente fuori dal coro dei classici romanzi di genere. Il microcosmo di una città di provincia viene squassato non solo dal boato della bomba, ma anche dalle reazioni viscerali dei cittadini, opportunamente coltivate, pronte a indirizzarsi contro il bersaglio facile additato alla folla (“Non ci sono musulmani innocenti, il giorno dopo un attentato”, afferma amaramente uno dei personaggi). Il lettore è portato a fare i conti con l’eterno paradosso, efficacemente espresso dal filosofo Karl Popper, secondo cui una società tollerante nei confronti degli intolleranti (qualunque abito indossino) è destinata a soccombere a quegli stessi estremisti a cui ha generosamente concesso possibilità di espressione. L’autore sfiora i nervi scoperti di un’ America che si ritrova ancora alle prese con i seminatori d’odio, che sanno trovare microfoni sempre accesi e megafoni pronti a diffonderne il verbo, nell’epoca dei social, degli hashtag, della politica gestita a colpi di tweet, e ne disvela le squallide trame di denaro e potere; il sospetto, la paura crescono veloci, e si tramutano in ira, violenza, sete di vendetta, inarrestabili, sino a travolgere qualunque esistenza si trovino davanti, in un crescendo feroce che racconta quanto possa essere banale ed inarrestabile il male che gli uomini compiono verso i loro simili.



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