Il giro del mondo in ottanta giorni

Il giro del mondo in ottanta giorni

Phileas Fogg è ricco (anche se nessuno conosce la sua fonte di reddito), metodico e abitudinario. Tanto da licenziare il suo servitore per avergli portato l’acqua per radersi due gradi più fredda (gradi Fahrenheit, non Celsius) ed assumere Passepartout, un francese molto sveglio e in gamba sulla trentina. Fogg trascorre le sue giornate al Reform Club, che raggiunge sempre a piedi con lo stesso numero di passi. Si fa coinvolgere in una discussione su un articolo del “Daily Telegraph” in cui si afferma che, grazie all’apertura di una nuova linea ferroviaria in India, è ora possibile viaggiare intorno al mondo in 80 giorni. I compagni di Fogg non credono che sia davvero possibile, come si può percorrere l’intero globo in così pochi giorni? Fogg, invece, è di parere opposto e scommette ventimila sterline con i suoi cinque amici: ognuno di loro metterà in palio quattromila sterline e Fogg riceverà la somma intera solo se riuscirà a completare il giro del mondo in ottanta giorni. L’accordo è raggiunto, Phileas parte la sera stessa portando con sé il nuovo servitore Passepartout e una borsa con altre ventimila sterline per le necessità del viaggio. I due lasciano Londra il due ottobre con il treno delle ore venti e quarantacinque, dovranno rientrare alla stessa ora al Reform Club ottanta giorni dopo, sabato ventun dicembre...

Un romanzo fra i più famosi di tutta la storia della letteratura, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1873 e tradotto in Italiano già l’anno dopo (1874). Non molti sanno che Verne concepì questo romanzo attratto e incuriosito da un avvenimento realmente accaduto. Era il 1870 quando l’americano George Francis Train completò il primo di tre giri intorno al mondo viaggiando esclusivamente in treno; questa impresa gli valse la notorietà a livello mondiale e dimostrò definitivamente l’importanza e la necessità della rete ferroviaria come mezzo di trasporto del domani. Certo, Train non si era imposto un limite temporale così preciso ed era già molto conosciuto negli Stati Uniti per aver organizzato la Union Pacific Railroad e aver completato nel 1864 la parte orientale dell’attuale ferrovia transacontinentale (la strada ferrata che collega gli stati americani dalla costa est a quella ovest). Nel suo romanzo, quindi, Verne non si limita a celebrare l’avanzata della tecnologia e del progresso. Egli intende esaltare soprattutto le capacità umane, lo spirito pionieristico che, sostenuto dall’avanzata tecnologica come sua diretta conseguenza e corollario, è in grado di compiere imprese all’apparenza impossibili. Sfatiamo, quindi, uno dei miti più consolidati della tradizione letteraria italiana: questo romanzo non è una lettura per ragazzi o per bambini. Dietro la sua apparente semplicità, una facilità di lettura spesso costruita da traduzioni non proprio attuali o banalizzate per adattare la lingua di Verne a un pubblico di bambini, si cela lo spirito della seconda rivoluzione industriale. Solo l’imprenditore caparbio e spregiudicato, chi utilizza il denaro a fini pionieristici, potrà massimizzare i vantaggi derivanti dalla tecnologia. Il rischio porta alla conoscenza e, di conseguenza, a nuove opportunità di guadagno e sviluppo.



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